Recensioni / Il mostro di Celati nasce con i bambini

Dopo quarantun anni Otero Aloysio è tornato. Nel 1971 usciva di colpo dalle pagine di un libro color fucsia; oggi, anno 2012, è invece ritratto sulla copertina di un libro bianco. Si tratta dell’opera prima di Gianni Celati, Comiche, il maggior scrittore italiano vivente, o quantomeno il meno ingabbiabile in definizioni o scherni precostituiti, come questo incredibile libro dimostra. Sulla copertina della ristampa (con aggiunte) c’è uno strano personaggio dotato di braccia-tentacoli, occhi, bocca grossa e rossa, minuscole zampette. L’hanno disegnato Matilde e Barbara dell’Atelier dell’Errore. Niente di pin adatto a un racconto che scardina la sintassi, manda gambe all’aria ogni trama, disarticola il linguaggio e procede in modo scanzonato sino alla fine, tra colpi di scena, slapstick, invenzioni paradossali, fino a che Otero sgasa col suo ciclomotore e tutto vola via, va per aria. L’Atelier dell’Errore, che contribuisce can i suoi disegni alle copertine della collana Compagnia Extra, diretta da Ermanno Cavazzoni e Jean Talon, é un laboratorio fondato nel 2003 presso il servizio sanitario di Reggio Emilia; vi disegnano bambini dai sette ai dodici anni affetti da varie sindromi e deficit de11’apprendimento. Lo anima Luca Santiago Mora; lì «si disegna di nervi e cuore, poca testa, poche regole, inevitabili, determinanti, unica bussola di riferimento per una navigazione a braccio come la nostra, fra improvvisi ed insondabili banchi di nebbia, minacciosi icebergs, che sono le loro personalissime difficoltà, capaci di mandare a picco una flotta intera di arche stracolme di buone buonissime intenzioni». Il «mostro» di Comiche forse non assomiglia al protagonista del libro, voce narrante di cui Nunzia Palmieri traccia la cronistoria, ma incarna perfettamente lo spirito del racconto di Celati, nate da storie ricevute da un amico psichiatra, letture bislacche, invenzioni, fantasie, viaggi e studi disperatissimi. Esprime 1a visionarietà del personaggio di Otero, la sua volontà di essere un «mostro» in un mondo abitato da normali-mostri. Il disegno possiede la grazia degli scarabocchi, la loro illusorietà, e insieme 1’assoluto realismo dei fantasmi e delle paure che abitano quei segni. Otero, come me 1o sono immaginato per quarant’anni non è così, ma adesso che lo vedo raffigurato sulla copertina di Comiche, non potrò che immaginarlo così.