Recensioni / Lo sguardo enigmatico

Cinema e pscicoanalisi in una nuova prospettiva. La messinese Rosamaria Salvatore, docente di Storia e critica del cinema a Padova, analizza la rappresentazione cinematografica "del continente oscuro e enigmatico della donna" e, soprattutto, offre una significativa teoria dello sguardo, intrecciata con "la tessitura delle immagini". Una teoria affrontata nel libro La distanza amorosa. Il cinema interroga la psicoanalisi, dedicato alle reciproche contaminazioni tra cinema e pensiero psicanalitico, senza imprigionare l'arte visiva a una diagnosi clinica. Nel volume l'analisi di alcuni film parte dall'idea di "guardare all'opera artistica come scenario privilegiato per cogliere elementi strutturali che ordinano e regolano alcuni momenti della concettualizzazione psicanalitica", come scrive l'autrice, membro della Scuola Lacaniana di psicanalisi. La prima parte del libro è incentrata sul film "L'Histoire d'Adele H" di Francois Truffaut e sull'ambivalenza del desiderio sempre nel cinema di Truffaut, prima di analizzare "La felice disarmonia dei corpi femminili" nel cinema di Marco Ferreri e quattro film di Carl Theodor Dreyer. La seconda parte si concentra sulle "Declinazioni dello sguardo", in una chiave innovativa e con un'analisi interessante di "Film" (1965), scritto da Samuel Beckett e interpretato da Buster Keaton e di "Niente da nascondere (2005), diretto da Michael Haneke