Recensioni / Andrea Rondini. Anche il cielo brucia

Parlo con estremo piacere e, devo ammettere, anche con un leggero timore, di questo lavoro di Andrea Rondini, che ho la fortuna di conoscere ormai da anni e con il quale ho l’onore di collaborare. Non ho usato a caso il termine “lavoro” anziché “libro”, perché c’è una cosa che per prima balza all’occhio di Anche il cielo brucia. Primo Levi e il giornalismo (edito da Quodlibet), ed è il percorso di ricerca scientifica e documentaristica che ne sta alla base. La figura di Primo Levi, a noi tanto cara e conosciuta per la qualità e l’importanza delle sue opere letterarie, viene qui scomposta, analizzata e presentata attraverso i suoi interventi giornalistici e la ricezione del suo pensiero da parte della carta stampata. Ci si discosta, in sostanza, anche da alcune tematiche per così dire “classiche” nella poetica di Levi (genocidio, biografia personale, aspetti prettamente letterari), per concentrarsi piuttosto su fatti, eventi e personaggi del mondo, della società e della storia. Dalle pagine di «Repubblica», «La Stampa» e di periodici di larga diffusione, Levi si sofferma su eventi di risalto internazionale come Cernobyl, la conquista dello spazio, il conflitto arabo-israeliano, e su altri di portata nazionale: dal terrorismo degli anni di Piombo alla genetica. Gheddafi, Arafat, Gorbaciov, Aldo Moro: personalità eccellenti delle quali Levi ha lungamente parlato nei suoi articoli. Il lavoro di Rondini mette a mio avviso in evidenza alcuni aspetti fondamentali. Il primo è sicuramente la valenza comunicativa di un autore come Primo Levi, capace di trasmettere il suo pensiero con precisione, pertinenza e qualità anche attraverso articoli su quotidiani e riviste, quando la storia da raccontare non nasce solamente dalla penna dello scrittore ma è la realtà che ci circonda. Interessante notare come alcuni dei temi trattati siano, a distanza di anni, ancora attualissimi, e come le idee e i dibattiti che si scatenavano all’epoca propongano ancora oggi spunti interessanti. Oltre alla Shoah, Levi ha anche dell’altro da raccontare, e «una delle virtù principali della sua attività di giornalista è quella di voler conoscere e parlare, capire e raccontare». Leggere questo volume vuol dire davvero attraversare un pezzo di Storia, del nostro Paese e del mondo intero. Ed è un vero piacere farlo attraverso le parole di un intellettuale che quella Storia l’ha vissuta in prima persona, ed ha avuto la capacità e il privilegio di poterla raccontare. Rondini mette così alla luce quel processo di unione e di ibridazione tra giornalismo e letteratura che ha dato vita ad uno stile letterario specifico: la non-fiction, opere a cavallo tra questi due generi frutto di lavori di reportage e di narrazione, in cui la realtà e la finzione si amalgamano in una struttura letteraria particolare. Sono un appassionato di questo stile, e faccio parte di quelli che credono, soprattutto nell’era che stiamo vivendo, che sia opportuno uscire un po’ di più dai classici manuali di storia per tuffarsi nelle pagine di queste opere la cui forza comunicativa ha un impatto certamente maggiore, tra romanzi e pagine di giornale.

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