Recensioni / Una nuova alleanza

L'articolata raccolta di saggi curata da Matteo Agnoletto e Marco Guerzoni è indirizzata alla comprensione di quelle "forme ibride tra città e campagna", di quei luoghi in cui l'urbanizzazione perde qualità e la ruralizzazione torna ad affermarsi.

No, non siamo davanti a un testo ricco e complesso che rinvia a bucoliche nostalgie o piuttosto ai convenzionali ragionamenti sul rapporto mai risolto tra città e campagna… Siamo davanti a un volume che vuole spingere l'attenzione verso nuove forme di lettura, interpretazione dello spazio e quindi verso una progettazione che si rinnova e che si impegna nella costruzione di un diverso approccio, che abbia la consapevolezza dei mutamenti intercorsi e sappia rinnovarsi per rispondere adeguatamente al cambiamento.
Sulla scia di un dibattito più che ventennale sulla dispersione insediativa e prima che l'attenzione venga completamente focalizzata sul consumo del suolo e sulla fine irrinunciabile dell'urbanizzazione, (che mi sembra trovare la sua nuova eco non in un'accresciuta sensibilità per le risorse non riproducibili del nostro pianeta quanto nella crisi del mercato immobiliare nazionale e nel ridimensionamento della potenza della rendita urbana), l'articolata raccolta di saggi curata da Matteo Agnoletto (Facoltà di Architettura "Aldo Rossi" – Cesena) e Marco Guerzoni (Provincia di Bologna) è indirizzata alla comprensione di quelle "forme ibride tra città e campagna", di quei luoghi in cui l'urbanizzazione perde qualità e la ruralizzazione torna ad affermarsi, "forme incerte di mixité" che sono andate producendosi in diversi contesti nazionali europei e che sembrano diventare dominanti nell'organizzazione insediativa.
Non si tratta di spazi urbani, non si tratta di spazi rurali: sono gli spazi di frangia laddove la città sembra esaurire la sua forza e la campagna non riuscire ancora a riconquistare la sua dignità, in una sorta di indefinitezza che può divenire degrado, abbandono, ma può essere anche stimolo per la creazione di nuove forme insediative, nuovi modi di usare lo spazio e di concepirne la trasformazione. Sono luoghi nei quali è possibile una "nuova alleanza" tra città e campagna, dove trovare finalmente un equilibrio tra costruito e non costruito, tra densificazione urbana e territori di una campagna rivalorizzata nelle sue funzioni più consone.
Luoghi dove "una severa azione di ripristino culturale e politico del concetto di limite" può permettere l'incontro tra una "neo-urbanità" e una "neo-ruralità" che (al di là delle retoriche naturaliste e soprattutto rifuggendo nuove "utopie rurali") dimostri come "gli spazi agricoli periurbani possano essere attivi e vivibili […] fornire comfort e abitabilità". È una proposta complessa e non così prevedibile, a cui i curatori progressivamente ci accompagnano con un percorso forse didascalico, ma efficace, muovendo da alcuni imperativi "radicali" come l'imposizione perentoria di un argine a un'urbanizzazione lasciata troppo spesso a briglie sciolte; il riconoscimento del territorio non edificato come un "bene comune", politiche fiscali che "premino" una salvaguardia attenta del territorio agricolo e avanzando alcuni spunti di armonizzazione delle relazioni tra città e campagna dopo l'epopea dello sprawl.
Per lasciare cogliere con chiarezza la natura e il senso di questo programma, il volume si articola in tre parti che intendono dare alla proposta solide basi interdisciplinari, ragionevoli motivazioni (senza scadere nel catastrofismo ambientalista), stimoli costruttivi e suggestioni operative (senza cedere alla facile apologia del potere taumaturgico dell'architettura). Le narrazioni della dispersione, in apertura, più che essere spiegazione e descrizione del fenomeno dello sprawl, inteso non come processo di dissoluzione della città moderna, ma piuttosto come la più recente e invasiva fase della costante evoluzione del processo di urbanizzazione nel mondo occidentale.
"Non si tratta di spazi urbani, non si tratta di spazi rurali: sono gli spazi di frangia laddove la città sembra esaurire la sua forza e la campagna non riuscire ancora a riconquistare la sua dignità"
Dello sprawl i vari saggi vogliono essere una valutazione critica, una visione in prospettiva delle tendenze e una valutazione delle sue criticità. Provocatoriamente una valutazione viene proposta anche a due degli autori che hanno più di altri contribuito alla sua individuazione ed esplorazione del fenomeno, sin dalle sue origini, come Giuseppe Dematteis e Francesco Indovina, le cui interviste mettono in luce la portata delle loro esplorazioni, contrastate all'inizio dalla lettura disciplinare del territorio più ortodossa, ma che con il tempo si sono mostrate non solo più aderenti e fertili interpretazioni delle trasformazioni del sistema insediativo, ma soprattutto "filosofie" foriere di ricche suggestioni operative per l'intervento sui territori della diffusione insediativa. A sostegno di una nuova operatività e quale prova di una possibile alleanza, la seconda sezione del volume, Una nuova alleanza tra città e campagna, passa in rassegna alcune indicazioni per l'azione, mostrando come un nuovo percorso progettuale sia possibile, a diversa scala e in contesti differenti, affrontando le tante declinazioni ma anche i diversi conflitti che le aree di frangia possono evidenziare.
Che siano le morfo-soluzioni presentate da Llop o il tanto discusso Ptpr pugliese, che avanza alcune tra le più originali soluzioni proposte in Italia negli ultimi anni, pur nell'eterogeneità dei contributi, il volume punta a fare un salto di qualità in una riflessione spesso trascurata nel dibattito sulla costruzione della città contemporanea. Alle conversazioni con Pierre Donadieu, Cino Zucchi, Nicola Marzot e Winy Maas è lasciato il compito di esplorare i presupposti disciplinari, le implicazioni progettuali, le difficoltà attuative, ma soprattutto i possibili esiti del nuovo approccio del quale alcuni di loro si sono resi chi riferimento se non puro paradigma, chi interprete originale, chi sostenitore e promotore di un nuovo filone di intervento sul territorio.
I Progetti, infine, introdotti dalle parole di de Geyter, propongono – pur con qualche ingenuità – alcuni esempi progettuali formulati nello spirito di questa nuova alleanza, sviluppati tutti per l'area bolognese nel quadro delle attività del I Workshop internazionale organizzato dalla Provincia di Bologna (sostenitrice in toto di questa iniziativa come della pubblicazione e degli eventi che ne fanno seguito) con le italiane Università di Ferrara e di Sassari – Alghero, dall'Universitat Politecnica de Catalunya e dall'Institut d'Urbanisme, nel quadro del programma di cooperazione europea CREPUD-MED. Sono esplorazioni progettuali sui "new territories" per coglierne il senso, per comprenderne il ruolo nel più ampio processo di evoluzione della società contemporanea occidentale, le relazioni che lo hanno prodotto e che lo regolano nel suo sviluppo semi-spontaneo e trovare la corretta dimensione per inquadrare le nuove esigenze insediative e trovarne una risposta più adeguata tra visioni critiche del processo di urbanizzazione consolidato (ma non più considerato ineluttabile) e prospettive non retoriche di un futuro differente, tentando anche l'elaborazione di una "giusta relazione tra il dominio del piano e la portata del progetto di architettura".