Recensioni / My beautiful London: moschee, disco e kung fu

Storie metropolitane, storie di (dis)integrazione, storie d'immi­grati che bussano alla porta degli ex padroni coloniali. Farrukh Dhondy, nato a Poona, India, nel 1944, poi trasferitosi a Londra, seguace della religione Parsi, rac­ta la sfida di coniugare due culture agli antipodi: le comunità extraeuropee (indiana prima di tutto) e il mondo english. Cinque racconti sono ambientati nei quartieri londinesi dell'East End, di Brixton, di Notting Hill, e gli `eroi' sono per lo più ragazzi asiatici e neri. Come Shahid, prota­gonista della short story che dà il titolo al libro (È la sua la battuta: «Le ho detto: vieni alla Mecca con me. È talmente stupida, ha pensato che intendessi La Mecca in Arabia e ha detto che non era musulmana.. Così le ho spiegato che intendevo il Dancing La Mecca, quella sera, più tardi. Ha pensato che io ci stessi provando"); o come Bonny&Clyde (accusati dello stesso furto), o come il piccolo Jolil, pakistano che vive nel mito di Bruce Lee e sogna di diventare campione di kung fu. Nel racconto sale sulla coda di un serpente e scoprirà, nello stesso terribile giorno, che dietro ogni leggenda c'è un trucco e che nella vita a volte è meglio prendere la strada più lunga».

Farrukh Dhorìdy, Vìeni alla Mecca, Quodlibet, Macerata, (tel. 0733/264965), pp. 144, €12,00