Recensioni / Tra fatti e norme si rinnova la filosofia italiana

Si sente dire spesso che la filosofia è diventata una materia per specialisti. Ciò, in un certo senso, è vero. Non è facile, infatti, come accadeva un tempo, trovare una persona che sia in grado di padroneggiare ambiti diversi della disciplina. Seguire la letteratura di filosofia del linguaggio o di etica non lascia il tempo di dedicarsi anche alla metafisica o alla filosofia politica. Chi ama le generalizzazioni e le diagnosi di varie malattie dello spirito parla, a questo proposito, di una "frammentazione dei saperi", di "perdita del centro" e di altre patologie.
Eppure, una delle cose interessanti accadute negli ultimi anni è proprio l'emersione di ambiti problematici che forse non corrispondono appieno alle divisioni tradizionali della filosofia, ma mostrano convergenze interessanti dietro l'apparente diversificazione. Chi desideri una confermma di questa affermazione può trovarla nel volume che raccoglie gli atti della conferenza nazionale della Società italiana di filosofia analitica, tenutasi a Roma nel 1999, ora pubblicati a cura di Rosaria Egidi, Massimo Dell'Utri e Mario De Caro.
L'orizzonte comune in questo caso è la normatività, che lega contributi di metafisica, etica, filosofia del linguaggio, epistemologia, logica, filosofia dell'azione e della mente. Ciascuno di questi ambiti di ricerca genera al proprio interno problemi che hanno a che fare con la natura delle norme, con la loro giustificazione o ambito di applicazione. Per i filosofi del linguaggio e i logici si tratta di indagare l'origine e il valore dei criteri normativi che sembrano governare il flinzionamento del pensare come del parlare. Come facciamo a sapere che un 'inferenza è corretta? O che un giudizio è accettabile? Si direbbe che la risposta a queste domande comporti l'analisi di nozioni come quella di autorità linguistica, o quella di significato, che appare difficile spiegare solo sulla base di una descrizione di quel che le persone fanno. La di­stinzione tra corretto e scorretto, applicata a un'inferenza, rimanda a quella di regola. La stesso accade nel campo dell'epistemologia, per menzionare solo un altro degli esempi, quando si pone il problema di giustificare una pretesa di conoscenza. Di nuovo, la nozione di giustificazione rimanda a quella di regola, e pone il problema di quale sia la fonte di tali criteri di correttezza delle nostre rappresentazioni. Si realizza in questo modo una collaborazione medita tra filosofia pratica e filosofia teoretica, che confuta i cantori della morte della filosofia.
Sfogliando le pagine di questo volume si vede che la filosofia, intesa come discussione rigorosa di argomenti sulla realtà nei suoi diversi aspetti, è viva e vegeta nelle Università italiane come a Oxford o a Harvard. Oltre a quelli dei curatori, si segnalano contributi di alcuni tra i più noti filosofi italiani, come Marco Santambrogio, Gaetano Carcaterra, Pierdaniele Giarretta o Paolo Leonardi, ma anche quelli di giovani studiosi come Claudia Bianchi o Luca Parisoli, che mostrano quanto progresso sia stato fatto nello sviluppare in modo originale spunti provenienti da quella che, ancora di recente, veniva considerata una filosofia anglo-americana.
Un'altra novità degna di nota è che i filosofi italiani non si limitano più a commentare il lavoro dei contemporanei come se fossero defunti. Il volume contiene contributi in inglese, come la discussione tra Jennifer Hornsby e Piergiorgio Donatelli, che mostrano l'uscita dall'isolamento cui, ancora di recente, era condannata la filosofia italiana.


Rosaria Egidi, Massimo deII'Utri e Mario De Caro (a cura di), "Normatività, fatti, vaIori", Quodilbet, Macerata 2003, pagg. 394, Euro 22,00