Recensioni / Karl Kraus e le "Pene d'amor perdute" di Shakespeare

E’ dedicata a due giganti della letteratura una delle ultime uscite per il 2012 della casa editrice maceratese Quodlibet. Si intitola infatti “Karl Kraus e Shakespeare. Recitare, citare, tradurre” il lavoro di Irene Fantappiè (pp. 288, euro 24) che indaga la relazione tra lo scrittore austriaco, una delle voci critiche più forti del Novecento, e il drammaturgo inglese che rese indimenticabile l’epoca elisabettiana: un dialogo vivo, anche a tre secoli di distanza. Un rapporto che ha una data di inizio precisa, in un luogo definito: Vienna, 24 maggio 1916. Alla vigilia del crollo dell’Impero austroungarico, nel pieno del conflitto mondiale e dunque degli “Ultimi giorni dell’umanità”, Karl Kraus sorprende infatti il suo pubblico leggendo, in luogo di una nuova invettiva contro la guerra, le spensierate schermaglie della commedia shakespeariana “Pene d’amor perdute”. È il primo atto di un progetto ventennale di letture teatrali e riscritture di Shakespeare che va sotto la definizione di Teatro della Poesia. Finora poco note alla critica e ai lettori, queste “traduzioni d’autore” hanno un’ulteriore particolarità: sono in realtà montaggi di citazioni. Kraus crea quindi il suo Shakespeare in un mosaico originale.