Recensioni / Spazi e figure dell'abitare

Che l’Olanda sia stata uno straordinario laboratorio per l’architettura degli anni novanta è noto, in particolare per quella parte dell’architettura che si è occupata del tema dell’abitazione. Progettisti che hanno costruito lo sfondo della riflessione olandese come Oma, Mvrdv, NL Architects, West 8, Mecanoo hanno saputo sfruttare un clima culturale e una fase espansiva eccezionali, con atteggiamenti radicali, orientati a porre il progetto a disvelamento delle contraddizioni dell’abitare contemporaneo; e trasformare queste contraddizioni in dati, temi, forme, con atteggiamento spesso provocatorio, accattivante e ottimistico e con la capacità di sviluppare, collettivamente, una riflessione sui nuovi significati della casa urbana nella cultura abitativa contemporanea. Quel che il volume aggiunge a questo sfondo è uno sguardo attento e preciso su alcuni aspetti. Quasi a costruire un manuale della sperimentazione sull’edilizia residenziale olandese seguendo traiettorie che vanno dalla lettura degli spazi comuni interni ai blocchi residenziali, alla sequenza degli spazi che dalla strada conducono all’alloggio, all’articolazione tipologica interna (che segnala l’importanza della dimensione individuale ben differenziata anche entro complessi unitari), ai temi delle estensioni, dell’autonomia dell’edificio, alla flessibilità e all’uso dello spazio interno. Un esercizio decostruttivo puntuale, corredato da schemi essenziali e qualche piccola immagine fotografica. Ben piantato sulla ricostruzione di una genealogia che queste strategie progettuali vantano nella seconda parte del XX secolo, quando l’abitazione si trova bene al centro di quella revisione critica del Movimento Moderno che è personificata principalmente dalle vicende del Team X. Il volume sembra continuare il lavoro pregevole che l’editore ha avviato tempo fa con la pubblicazione di ricerche di giovani studiosi nel campo del progetto.