Recensioni / La fabbrica delle psicosi di Luca Zendri

“La psicosi è un sistema di produzione, il cui prodotto interno è lo psicotico”: questa una delle tesi portanti del più recente lavoro di Luca Zendri, La fabbrica delle psicosi (Ed. Quodlibet 2011). L’Autore, con un consistente percorso professionale alle spalle che lo vede in particolare responsabile dell’ambulatorio comunale di psicoterapia di Malagnino (Cr), affronta l’argomento con originalità sia nei contenuti sia nel linguaggio, con competenza scientifica ma al contempo lontano dal formalismo accademico.
Zendri focalizza la sua ricerca sui meccanismi di produzione della psicosi, che a suo dire, deve essere ricondotta a tre generazioni (al “clan psicotico”), soffermandosi sulla clinica delle psicosi e sui possibili meccanismi interessati nella loro produzione. Egli concepisce la psicosi come un sistema che si sviluppa nell’ambito di tre generazioni, dove ognuna di queste avrebbe una funzione ben definita, e formula analogie con il mondo industriale, parlando ad esempio di “sorveglianti”, di “operaio della catena di montaggio”, di “filosofia aziendale” e “mission del clan”. Se la macchina funzionasse perfettamente, il risultato sarebbe un soggetto “puro”, senza via d’uscita, e nel migliore dei casi lo psicotico dovrà lottare per costruire un luogo in cui rifugiarsi. Il transfert nel dispositivo clinico sarebbe uno strumento d’indagine privilegiato da parte dell’analista, che consentirebbe di apprezzare gli effetti della macchina clinica, rilevando il posto che lo psicotico occupava all’interno del clan.
Al di là di condividere o meno in toto le dinamiche cliniche e la dimensione eziologica, è da sottolineare il coraggioso tentativo di formulare delle ipotesi teoriche partendo dalla clinica e tornando a essa con una maggior consapevolezza di quanto delicata sia la cura dei pazienti psicotici.