Recensioni / Dalla filosofia al romanzo, così il Figlio dell'Uomo resta la nostra inquietudine

Gubbio, negli anni Quaranta e Cinquanta, al «cinema dei preti» il cartellone del Venerdì Santo non cambiava mai: in programma c'era sempre Golgota del francese Julien Duvivier.
Pellicola non memorabile, ma resa curiosa dalla presenza di Jean Gabin nel ruolo - per lui decisamente inusuale - di Ponzio Pilato... Cominicia cosi, con un ricordo d'infanzia, (excursus sulla «presenza di Gesù nel cinema» che il critico Goffredo Fofi pubblica all'interno del volume I volti moderni di Gesù: Arte Filosofia Storia, curato da Isabella Adinolfi e Giuseppe Goisis per Quodlibet (pagine 514, euro 28). Progettato in occasione di un convegno sullo stesso tema svoltosi a Venezia nel 2011, il libro si è nel frattempo trasformato in una raccolta di scritti per i settant'anni di Giancarlo Gaeta, lo storico del cristianesimo molto conosciuto anche peri suoi studi su Simone Weil. Il risultato è una collezione di saggi che vanno dal ritratto di Cristo
tratteggiato da pensatori come Immanuel Kant e Friedrich Hegel (se ne occupano rispettivamente Gian Luigi Paltrinieri e Luigi Ruggiu) fino ai giganti del romanzo russo, Fëdor Dostoevskij e Lev Tolstoj (in questo caso i contributi sono di Paolo Bettiolo, di Giorgio Brianese e del compianto Pier Cesare Bori), passando per Giacomo Leopardi (se ne occupa il suo biografo Rolando Damiani), Ludwig Wittgenstein (Luigi Vero Tarca) e Piero Martinetti (Giovanni Filoramo), il cui Gesù Cristo e il cristianesimo è stato appena riproposto da Castelvecchi. Gaeta, per conto suo analizza L'Ultima Cena vinciana, mentre l'edizione commentata dei Vangeli che lo stesso studioso ha approntato qualche anno fa per Einaudi viene riletta con partecipe rigore da Alfonso Berardinelli. Ma torniamo al «Gesù cinematografico» di Fofi, al quale si affianca l'ulteriore approfondimento che Fabrizio Bonn riserva alla filrmografia di Andrej Tarkovskij. Il riferimento all'altrimenti dimenticato Golgota diventa lo spunto per ammettere che si, l'«agiografia spettacolare» di matrice hollywoodiana ha giocato una parte rilevante nella costituzione del canone cristologico sul grande schermo. Questo però non ha impedito tutta una serie di esperienze caratterizzate da lucidità espressiva ed estrema economia di mezzi, tra le quali Fofi annovera non solo il celebre Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, ma anche il meno conosciuto Il bacio di Giuda diretto nel 1988 da Paolo Benvenuti. Insieme con l'apprezzamento per l'Ermanno Olmi di Carnminacammina, personalissima rivisitazione del tema dei Magi, emerge la riscoperta di un film a suo tempo assai controverso, L'ultima tentazione di Cristo che Martin Scorsese trasse dall'omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis. Infine, ecco l'individuazione dei quattro maestri che Fofi analizza nel brano proposto qui a fianco: Carl Theodor Dreyer, Luis Buñuel, Robert Bressan e il già ricordato Tarkovskij. Rimangono, come principio generale, le riflessioni che Goisis affida alla prefazione del volume: l'autenticità della rappresentazione di Cristo è sempre legata al rapporto con la Storia, in quel delicato fra parola e silenzio nel quale si nasconde la natura stessa del mistero.