Recensioni / Previdi, poeta delle cose prime

Giovanni Previdi, nato a Carpi nel 1977, scrive queste poesie nel dialetto di Villa Poma dove fino ai 12-13 anni trascorreva le vacanze estive e ascoltava “le parlate di nonni, zii, cugini”. Traduce poi le poesie in italiano e Quodlibet, editore di Macerata, le pubblica nella collana “Compagnia Extra” curata da Jean Talon e Ermanno Cavazzoni. E pubblica prima il testo in italiano e poi l’originale. Risultato: Due fettine di salame, poesie diventa ed è il titolo (frontespizio docet) per librerie e biblioteche di “Dó ftìni ‘d salam, puezìi”. Logico: il dialetto di Villa Poma lo sanno in pochi, l’italiano tutti. «Il dialetto - scrive il poeta nella nota introduttiva - è lo spartito, mentre l’italiano è l’esecuzione. Pochi sanno leggere lo spartito, ma tutti possono ascoltare l’esecuzione e capire senza conoscere le note». Poeticamente, il parente più prossimo di Previdi è Raffaello Baldini, di Santarcangelo di Romagna, poeta molto ammirato da Previdi e da Cavazzoni. Italiano o dialetto? Entrambi. Previdi: «io, se me lo chiedono, sceglierei la fin ad setémbar, quand ag è li móski imbambìdi, ke s’at ag dè ‘n cric cun al dì (...) li va par tèra e li sta lì k’li par mòrti”; e altrove: “cum am piàs, apéna dazmisià, tör al cafè a la fnèstra». La poetica è quella del minimo gesto: il caffè preso alla finestra, un cric col dito (e le mosche che adottano la tanatosi! E il poeta anche, in un’altra poesia: “a staghi férum immobile e a sèri i ò› k’a par mòrt”). Previdi è poeta delle cose prime. Due fettine di salame sono sufficienti, per non restare vuoti.