Recensioni / Petrarca: paesaggi, città, architetture


Il contributo di Carlo Tosco, preceduto da una bella Prefazione di Gino Belloni (pp. 9-19), è un'innovativa indagine su alcune tematiche presenti nell'opera petrarchesca: architettura, geografia e paesaggio. L'A., mediante le competenze tecniche di storico dell'architettura. mette in rilievo il ruolo fondante, seppur legato all'ambito storico cui appartiene, svolto da Petrarca per la definizione del modemo concetto di paesaggio e per una nuova considerazione dello spazio naturale e del contesto urbano e territoriale. ll volume si apre con una breve introduzione dell'autore su Petrarca «inventore» del paesaggio, e attraverso i nomi di Alexander von Humboldt, Jacob Burkhardt e quello più recente Joachim Ritter, riconosce alla cultura tedesca il merito di aver additato in Petrarca lo scopritore della dimensione estetica della natura, mentre il testo vero e proprio si articola in tre capitoli: Architettura tra passato e presente (pp. 25-71); Città e spazi dell'abitare (pp. 73-101); Le forme del paesaggio (pp. 103-129).
Il primo capitolo dimostra, riferendosi in particolare al De remediis utriusque fortunae, in cui è maggiormente sviluppato il tema delle arti figurative, l'interesse del poeta per l'architettura, gli edifici, gli spazi abitativi, i monumenti celebrativi, le statue equestri, sebbene - sottolinea l'A. - alcuni giudizi e svalutazioni siano dettati dalle finalità moralistiche del trattato. Un caso rilevante è la giustificazione da parte di Petrarca della presenza della statua di Bernabò Visconti, ancora vivente, nel presbiterio della chiesa di san Giovanni in Conca (pp. 33-4): l'ardita collocazione del monumento celebrativo suscitò imputazioni di idolatria nell'ambito dell'aspr“a polemica con Jean d'Hesdin, che lo accusava di piaggeria nei confronti dei signori di Milano. Petrarca, sottolinea Tosco, riconosce l'abilità dei pittori e degli scultori del suo tempo e volge la propria attenzione verso le opere antiche, presenti nelle città italiane e straniere da lui visitate, mediandola con la lettura dei classici latini. Fra i luoghi che suscitano maggiore interesse nel poeta vi sono anche le aree cimiteriali e votive, le grandi cattedrali gotiche e le basiliche romaniche, osservate durante i numerosi viaggi in ltalia e in Europa.
Tosco mostra come la capacità di analisi di Petrarca giunga nei particolari: si pensi al clipeo in stucco policromo raffigurante sant'Ambrogio nella basilica omonima, descritto nella Fam. XVI 11, 11-13 per esaltare la scelta della dimora milanese alle porte della città. Tra le architetture civili della sua epoca lo scrittore esprime ammirazione per diversi edifici e costruzioni viscontee della Lombardia; il suo interesse per l'architettura è filtrato da Plinio il Vecchio e soprattutto Vitruvio, conosciuto anche dall'amico Boccaccio, da Giovanni Dondi dell'Orologio e da Niccolò Acciuaioli e letto con attenzione dai maggiori letterati del secondo Trecento in Italia grazie all'opera di diffusione promossa dal circolo petrarchcsco.
L'A. chiude il primo capitolo soffermandosi sul fascino che destano in Petrarca le rovine e le antichità romane e sulle descrizioni puntuali del poeta, utili non solo per comprendere la sua visione degli eventi, ma per conoscere alcune opere andate perdute o mutate nel corso del tempo. Le attenzioni di Petrarca per i resti monumentali della civiltà romana, proprio nel periodo in cui i papi a Roma cominciano a riconoscere e tutelare i resti archeologici, non sono esclusivamente estetiche e letterarie, ma morali e politiche, poiché la memoria della grandezza del passato diventa esemplare ammonimento per l'organizzazione civile e politica del suo tempo. ll poeta elenca edifici, monumenti, rovine; racconta nell'epistolario, e in altre sue opere, le sue passeggiate archeologiche fra i resti dell'antica Roma o nei Campi Flegrei. Celebre la Fam. v 4 nella quale narra la sua visita a Baia, compiuta insieme a Barrili e Barbato (pp. 61 ss.), attraversando un luogo mitico, carico di memorie letterarie, descrivendo abilmente i resti archeologici nel contesto naturale, fra le vigne del monte Falerno, le rupi, le grotte e le acque termali; la lettera prosegue raccontando la passione per le ville del mondo romano. Il notevole pregio della ricerca è quello di analizzare l'operazione compiuta da Petrarca, il suo modo di osservare e cogliere lo stretto rapporto tra architettura e paesaggio, segnalando come fonti, oltre ai classici latini, i Mirabilia e la Narracio di maestro Gregorio (XII-XIII sec.). Basandosi sulla letteratura antica e medievale, ma mettendo anche in discussione attribuzioni consolidate da tempo, Petrarca - rileva Tosco - giunge ad una "archeologia sul campo" e le osservazioni dirette diventano testimonianze valide, che fungono da esempio per la nascita della moderna archeologia e, in particolare, per il circolo padovano da lui frequentato, che in quegli anni si stava specializzando con tecniche avanzate nel settore della riscoperta dell'antico.
Nel secondo capitolo del volume l'A. delinea la passione di Petrarca per le carte geografiche e i mappamondi dipinti su pergamena, strumenti per cui l'Italia settentrionale era all'avanguardia nel panorama culturale dell'epoca, e evidenzia i numerosi riferimenti geografici sia nelle opere in latino che in volgare, basate su fonti classiche e patristiche e sulle esperienze di viaggio. Un esempio, a tal riguardo, è l'ltinerarium ad sepulcrum domini, nella prima parte ispirato dai viaggi e dai luoghi conosciuti dal poeta, nella seconda ad una vera e propria geografia da biblioteca. Le descrizioni dei luoghi, che raccontano dei soggiorni in Francia, in ltalia e in Germania, afferma Tosco, rappresentano uno dei contributi più ricchi di geografia vissuta del Medioevo: Petrarca è interessato alle caratteristiche del territorio, alle usanze dei popoli, alle architetture, alle arti figurative, alle forme del paesaggio. La sua è una lettura attenta «ai caratteri dei luoghi, agli aspetti morfologici del territorio, all'orografia e all'idrografia, agli insediamenti umani e alle sistemazioni agrarie. Le descrizioni geografiche si collegano a considerazioni estetiche sull'aspetto delle coste e sulla bellezza del territorio».
L'indagine approfondisce poi i riferimenti alle città che hanno suscitato l'interesse di Petrarca. Non si tratta di semplici descrizioni: basti pensare alla Sen. XIV i a Francesco da Carrara, signore di Padova, ove troviamo un discorso che lega la pianificazione dello spazio al decoro e alla prosperità sociale e politica del centro urbano. Petrarca fornisce indicazioni precise sulla gestione dello spazio pubblico, sul controllo delle mura, sul restauro di edifici e monumenti, sull'igiene e l'inquinamento acustico della città, scendendo in dettagli tecnici che mirano alla salvaguardia del territorio con una concezione politica e umanistica della città.
Nel terzo capitolo l'A. si sofferma sulla rappresentazione estetica della natura presente negli scritti petrarcheschi, sia in latino che in volgare, evocanti paesaggi e panorami reali e immaginari. I luoghi visitati e vissuti dal poeta ritornano nella sua opera come immagini interiori, trasformate e rivisitate in forma letteraria, ma al tempo stesso diventano valori fondamentali per la vita, capaci di trasformare l'animo e predisporlo all'esercizio dei vizi o delle virtù. ll mondo della natura è percepito come spazio vivo che coinvolge il poeta nel profondo. Chiude il volume una riflessione sul topos del locus amoenus e una rassegna delle residenze del poeta in Francia, a Valchiusa, e in italia, ad Arquà: realizzata, questa, dal poeta medesimo (Sen. XIII 7) in alcuni casi di sua stessa iniziativa, che ha saputo creare un rapporto armonico tra architettura e territorio.
La strategia di avvicinamento a Petrarca con gli occhi di un esperto dell'anchitettura unisce e dà valore alle sezioni contenute nel volume, che è corredato da una puntuale e aggiornata bibliografia, sia specialistica su temi letterari, vasta e difficile da gestire, che più specificamente artistici, specie riguardo agli studi sull'architettura, ed è impreziosito da immagini relative a luoghi, edifici e monumenti citati nel testo.