Il cammino. Conta il cammino. La parola Tao (la via, il sentiero)
compare una volta sola, e tardi, in questo libro sorprendente, ma non a
caso. "Ho costruito una casa da giardiniere"
(Quodlibet, pp. 156, ? 16) è una narrazione ispirata dalla meraviglia
del creato che a tratti rivela una forza ipnotica. L'autore è Gilles
Clément, uno dei più influenti paesaggisti viventi, che tra la docenza
alla École nationale de Paysage di Versailles e le sue teorie del
"giardino in movimento" ha fecondato le più varie intelligenze, da Jean
Nouvel alla Biennale di Venezia. In età matura Clément rievoca l'utopia
che concepì trent'anni prima.
Intorno al 1977, giovane alternativo in rotta con il padre, si mise a
piantumare con la furia del pioniere cinque ettari di terreno
abbandonato tra i boschi della Creuse, nella Francia centrale,
costruendovi, con le nude mani e l'aiuto di amici, una casa in pietra.
Autonomo da tutto, anche dall'energia elettrica, «senza padrone, senza
ordine, la natura come guida». Tutto qui? Sì. È la storia, lieve e
profonda, di uno che volle abitare «un terreno armato», di spine e di
fiori. Pietra su pietra, tra ruscelli e rododendri, nello stormire di
querce e salici e gunneracee del Cile, al grido della poiana, vediamo
germinare un Eden tascabile con innesti d'esotismo: la Valle delle
Farfalle, o la Vallée. Il pensatore Clément rivive la propria scelta di
condividere con le specie viventi un frammento di biosfera dove la casa in pietra non è che una stanza tra
molte. Un'awentura ai margini delle leggi, in anticipo su tanto pensiero
ecosistemico di oggi. La storia si chiude, dopo un rientro da Bali come
Ulisse dai Lestrigoni, con una notte festosa. Foglie vibrano al vento,
stelle impallidiscono all'alba.
Il lettore immagini "I Talk to the Wind" dei King Crimson, e si arrenda allo stupore.