Recensioni / A tu per tu con l'architettura

Daniel Libeskind è uno dei più autorevoli architetti della scena contemporanea. A lui si devono tra l’altro il progetto del Museo ebraico di Berlino e il Master Plan di Ground Zero, con la Freedom Tower, iconico grattacielo del New World Trade Center.
La sua poetica è notevolmente complessa, ricca di suggestioni, e per comprenderla a fondo bisogna cercare in varie direzioni, dall’architettura alla musica, cercando le molte fonti di ispirazione di questo maestro. A tale proposito è estremamente utile il libro La linea del fuoco. Scritti, disegni, macchine, un’antologia pubblicata da Quodlibet che offre tutta una serie di chiavi interpretative per capire l’architettura di Libeskind e l’architettura tout court.
Molti sono gli approcci critrici per analizzare una materia tanto diversificata. Per esempio, nel saggio “17 parole d’ispirazione architettonica” si evincono vari modi di concepire l’arte di costruire attraverso abbinamenti originali e talvolta inconsueti, come “Emozione vs Cool”, “Inesplicabile vs Spiegato”, “Reale vs Simulato”.
Illuminanti anche l’intervista di Gerhard Ahrens, dal titolo, “La fine dello spazio”, oltre al testo in cui l’architetto ragiona sul contributo della luce nelle sue architetture e a quello in cui spiega quale sia l’apporto della musica dodecafonica in alcuni suoi progetti.
E’ un’antologia prolifica, ricca di interrogativi e di domande, anche provocatorie, che fanno sempre riflettere. Per esempio quando Libeskind si chiede “E se l’arte fosse l’incapacità di comunicare?”