Recensioni / Enzo Cucchi, solitario, irriducibile e sempre fuori dal coro

Nei cataloghi, le opere di Enzo Cucchi (Morro d’Alba, 1949) sono vivisezionate con grande attenzione critica. Poco spazio viene invece dedicato alla sua filosofia di vita, al suo modo di affrontare l’arte. Forse perché l’uomo ha un carattere un po’ scostante. Di sicuro imprevedibile. Incuriosito dal suo essere così solitario e mai rilassato, «da quella magrezza nervosa, da quel camminare incerto avvolto in nuvole di fumo che lo rendono simile a un personaggio di Andrea Pazienza», il collezionista spagnolo Carlos D’Ercole ha voluto provare a raccontarlo. E lo ha fatto nell’unico modo possibile, dando la parola «a chi lo ha conosciuto, amato, odiato, perché con Enzo prima o poi si litiga, salvo poi pentirsene perché alla lunga ti riempie di idee, emozioni, intuizioni, follie». Al gioco si sono prestati artisti come Luigi Ontani e Miltos Manetas, vecchi compagni di strada come Francesco Clemente e Mimmo Paladino, galleristi della prima ora come Emilio Mazzoli, Paul Maenz, Bernd Klüser, nuovi complici come Salvatore Lacagnina, amiche come Jacqueline Burckhardt e Brunella Antomarini. L’ultima voce del libro è dello stesso Cucchi. Ogni racconto riporta esperienze, avventure, casi della vita. Razzoli dice di Cucchi che è “un matto vero”, libero fino a pagarne anche le conseguenze spiacevoli. Lo chiama L’ombra verde, dal titolo di un suo lavoro. Per Clemente il suo grande pregio è anche il suo grande difetto: un «irriducibile senso poetico delle cose». Ontani parla della «dimensione delirante e pazza che ha radici forse in artisti come Licini e Carrà». Klüser sottolinea che nell’arte Cucchi mette tutta la sua vita. C’è chi vede in lui il “contadino concreto”, chi un ribelle, qualcun altro dice che è un attore. Le definizioni sono così tante che nessuna riesce a prevalere sull’altra. Qualcosa sfugge, esattamente come piace a Cucchi. Ma il bello del libro è che nei ricordi incrociati prendono forma «almeno 35 anni d’arte contemporanea in Italia e non solo». Una storia corale,di cui Cucchi fa parte. Anche se vorrebbe stare sempre fuori dal coro.