Recensioni / Gli inediti. L'ultimo Malerba tra paradossi e consigli inutili

Dagli anni Novanta fino al 2008 Luigi Malerba scrisse una quarantina di prosette che amava rubricare nel fantasioso genere letterario dei «consigli inutili». Alcune di queste prose uscirono su riviste, le altre sono rimaste inedite fino ad oggi. Ora la casa editrice Quodlibet le ha pubblicate sotto il titolo Consigli inutili (pagg. 148, euro 14), seguite da otto Biografie immaginarie. Entrambe le raccolte erano state preparate e ordinate dallo stesso Malerba nell'aprile del 2008, un mese prima di morire.

Leggendo questi inediti viene alla mente il Diario diun sognatore del 1981, nontanto perché fra le due opere vi sia contiguità di stile e di tematiche, quanto perché entrambe muovono dalla stessa premessa antifreudiana. È noto che Malerba rimproverava a Freud di avere colonizzato i sogni e la fantasia e che riteneva entrambi un mondo polisenso, impossibile da ingabbiare in una catalogazione psicanalitica. A differenza del Diario di un sognatore, nei Consigli inutili Malerba descrive però non tanto il mondo onirico, quanto le cose consuete della vita, ma muovendo dalla premessa epistemologica che è «venuta l'ora di rinunciare alle cause efficienti e agli effetti coerenti», in nome di una «ideologia del superfluo» e di un «rigoroso culto dell'inutilità». Le cose della vita subiscono così un tenace processo di straniamento tutto basato sulla logica del paradosso, insieme logico e poetico. Il paradosso del fabbricatore di ombre, pensare per esempio, con il minuziosissimo corredo tipologico di ombre; o il paradosso dell'uomo che vuole fare il fango, con il sublime divertissement del terreno cretoso e concavo da impastare con gli zoccoli dei cavalli; o il sillogismo spiazzante del cardellino: se un uomo uccide un cardellino c'è l'arresto immediato. Se uccide il guardacaccia no. Tanto vale uccidere il secondo.

Sembrerebbe sin troppo scontato il riferimento ai Cronopios e ai Fama di Cortázar e alle loro attività inutili, ma gli strumenti narrativi sono assai diversi. Per l'impiego della tecnica dello straniamento, lo spiazzamento della prospettiva con cui si è soliti guardare alle cose, si potrebbe piuttosto pensare al surrealismo e al Dada. Ma la tecnica di Malerba è rigidamente controllata: lo spiazzamento è spesso innescato da procedimenti logici, come nella chiusa della prosetta «Tenersi in piedi» che implica questa devastante inferenza: Van Gogh si è tagliato un orecchio, Van Gogh è un grande pittore, quindi i pittori che si tagliano un orecchio diventano grandi pittori. Un'inferenza scorretta ma che fa vacillare il mondo delle cause efficienti e degli effetti coerenti.