Recensioni / REWIND DI TIZIANA FUSARI (Appunti per un'estetica dalle/delle rovine)

A voler esser coerenti, il deja-vu è l’atto anarchico per eccellenza della memoria: sovverte l’ordine dei ricordi, li libera dalla tirannia del vissuto, dall’ordine imposto all’esperienza e istituisce una poetica per frammenti. Una potenza di aggressione analoga, se possibile, al complesso uso delle citazioni nei testi di Benjamin. Un frammento di vita si libera dal suo cardine temporale e, letteralmente, torna, ri-torna (re-vient) come spettro, esistenza disincarnata di senso. Si fa forma sovrana dello straniamento di me a me stesso: attraverso il deja-vu percorro ciò che torna (di qui il valore iconico) della mia vita come vita non (già più) mia: il che è alla base della sensazione insieme di lontananza e prossimità dell’immagine che ha dato occasione al deja-vu stesso. Alternando coinvolgimento ed estraneità, l’immagine compone il proprio ritmo visivo come spezzatura della sequenza ordinaria della percezione... (leggi tutto)