Recensioni / Ancora tempesta

La Carinzia è una regione austriaca confinante con la Slovenia, al suo interno persiste una minoranza slava che nel corso della sua storia, così come spesso accade con le minoranze, è stata vittima di oppressioni e protagonista di sorde rivendicazioni. Al termine della Prima e della Seconda guerra mondiale la Carinzia ha resistito agli attacchi jugoslavi che a lungo ne hanno anelato l’annessione. Per gli slavi carinziani i tedeschi hanno storicamente rappresentato il nemico, specie negli anni a cavallo tra i due conflitti mondiali e negli anni di Tito, di modo che mantenerne fisso e resistente nel tempo un distacco, specie linguistico, ha significato motivo di orgoglio. Cosa succede, allora, quando le due identità si confondono, quando tentano di convivere e scacciarsi allo stesso tempo? Peter Handke - autore, tra gli altri, della sceneggiatura del Cielo sopra Berlino insieme con Wim Wenders (ormai quasi trent’anni fa, nel 1987) e spesso preso in antipatia, in patria e fuori, per il suo tono schivo e per aver tenuto, in più di un’occasione e con una certa noncuranza ostentata, le parti della causa serba - racconta l’epopea carinziana dall’angolo di chi ne ha vissuto le contraddizioni; l’autore è nato a Griffen nel 1942 da madre slava e padre tedesco. Peter Handke in Ancora tempesta fa i conti con i suoi avi, che qui rincontra come in una specie di sogno e con loro interagisce, rivelando il suo passato, l’orgoglio della sua gente, partigiani antinazisti durante la Seconda guerra mondiale; scopre la sua doppia identità con il disincanto di chi è estraneo a se stesso e mostra i segni che la guerra ha lasciato in questa terra di confine, in un clima anestetico, surreale e di costante tragedia. Ancora tempesta, nato come opera teatrale, è strutturato in cinque lunghi, folli e rivelatori dialoghi che l’autore intrattiene con sua madre, i suoi nonni, i suoi zii. È una fuga dalla realtà. Una rincorsa pervicace alla verità storica abilmente governata.