Clio Pizzingrilli sembra abitare una delle città invisibili di Calvino,
da lì arriva Situs inuersus (Quodlibet), volume dalla lingua insolita e
destabilizzante. Una città dotata di una trasparenza purissima, che non
conosce vetri, pareti, costrizioni d'ogni genere (forse Zoe, chissà: «Il
viaggiatore gira gira e non ha che dubbi: non riuscendo a distinguere i
punti della città, anche i punti che egli tiene distinti nella mente
gli si mescolano»).
Franco Moretti nel suo Romanzo di formazione (1986) ricorda il proprio
spaesamento di fronte alle pagine bianche del Meister goethiano: «Nel
libretto grigio della Bur dove lessi per la prima volta il Meister,
queste due pagine sono rimaste bianche: niente sottolineature, niente
appunti, nulla. Segno che ci scivolai su distratto aspettando episodi
leggendari come la discussione su Amleto, o la lettera sul nobile e il
borghese, o la morte di Mignon». Erano gli appunti del critico a mancare
durante la lettura, non la sua sorpresa e la sua ammirazione.
È altrettanto difficile appuntare Situs inuersus che sembra allontanare
il piacere della lettura per indagare il segreto stesso della scrittura e
dell'oralità. La città di cui sopra ha dimenticato la dimensione
privata e raccolta della casa, per allargare alle orecchie di curiosi e
indagatori ogni confidenza e sussurro (gli addii di Sticomythia: «non
uoglio più uederti/una comunicazione inattesa/uoleuo dirtelo da
tempo/non l'aurei mai immaginato ora lo sai»). Non esistono passaggi
segreti, nascondigli, Pizzingrilli consegna al lettore una mappa
vergine, priva di riferimenti.
Un avvertimento per il lettore-viaggiatore: è facile smarrirsi in Situs
inuersus, una spinta centrifuga spinge lontani dal nucleo, lì dove la
comprensione è immediata e sostenuta dal linguaggio più convenzionale e
pertanto logoro. Il turbine che soffia sul monolite linguistico di
Pizzingrilli trascina con sé lettere ramiste non ancora tali (la u e v
rimangono indistinguibili) e una leggibilità complicata dall'assenza di
punti e virgole.
Certo qualcosa che accomuna il crogiolo che si sta raccontando alla
nostra quotidianità si intuisce. L'impalcatura linguistica, in tensione
tra il laboratorio parigino dell'OuLiPo (Ouvroir de Littérature
Potentielle) e il pastiche gaddiano, regge dialetti (siciliano e
napoletano su tutti) e tocchi di latino, isterismi e lamenti. Come nelle
moderne metropoli tante lingue si parlano e nessuna.
Non tutto però gode di diafana e incontaminata bellezza, i rifiuti, la
materia, il brutto sta divorando quella pura originalità di cui si è
detto: «raccoglievano pezzi tutti della stessa lunghezza stesso colore
da anni ormai si raccolgono questi pezzi pezzi sempre della stessa
lunghezza stesso colore a raccoglierli non è uno solamente erano in
tanti in certe zone se ne trouano di più in altre di meno», «in questo
parapiglia non si riesce a capire con esattezza quanti siano contarli è
praticamente impossibile sono troppi rischiamo di confonderci bisogna
che escano e rientrino uno alla uolta in modo che li si possa contare
cominciarono a rumoreggiare qualcuno impreca» (entrambe da Scena). La
ricognizione nell'agghiacciante del reale è una delle cifre maggiori di
Pizzingrilli, c'è fraternità verso la dispersione della materia di Situs
inuersus. Come Zanzotto, anche Pizzingrilli mira a ritrovare
nell'amalgama dei linguaggi un valore autentico, un'empatia profonda con
la materia («che cos'è la uostra posizione una sequenza di posizioni
apparenti o una uincolatezza irrinunciabile consacrata all'azione
calunniatrice nei confronti del mondo», da Episodio), come in Caproni si
è perso ogni significato certo in una mutazione vorticosa di qualsiasi
concretezza. Sono due stelle poetiche che sembrano vegliare solidali
sull'ascolano.
Il messaggio complessivo di questa drammaturgia pare venirci da un
anonimo che nulla sembra voler condividere con il baratro che ci
circonda, «che uenga parlando nessuno sa chi è eppure tutti negano di
conoscerlo preferiscono restare in silenzio» (dall'incipit, Exodus).
Rispetto alla prospettiva desolante di questa nostra contemporaneità, la
verità dell'opera di Pizzingrilli permane. Anche Situs inuersus è un
baluardo di resistenza.