Recensioni / Quasi quasi mi faccio uno Stato

Sovranità individuali
A ogni latitudine si trovano uomini che rivendicano diritti su pezzi di terra: in un saggio le loro storie sorprendenti


Dominare il mondo, o gran parte di esso, è l'istanza sottesa alla maggioranza dei nazionalismi che si sono succeduti nella Storia. Illuminati pensatori, indomiti condottieri, feroci tiranni, guidati da vessilli ideologici più o meno nobili o più o meno biechi, hanno tentato di fare delle loro nazioni le più grandi in assoluto. Gengis Khan, Alessandro Magno, Napoleone Bonaparte, Adolf Hitler. Esempi e destini diversi per personaggi cruciali nella cronologia geopolitica con cui riassumiamo la nostra "grande storia".

Graziano Graziani – romano conduttore della trasmissione Fahreneit, su Radio 3 – in Atlante delle micronazioni (Quodlibet, 375 pagine, 16,50 euro) ci racconta una (micro)storia molto diversa, in cui ambizioni e aspirazioni di singoli personaggi e "Stati", tutte rigorosamente vere e verificabili, illuminano destini umani e geografici decisamente meno ingombranti e più farseschi. A cominciare dalla premessa filosofica del micronazionalismo: il destino dell'uomo è quello di superare l'idea di stato-nazione per approdare a una federazione globale di stati-individuo in cui ogni cittadino avrà piena cittadinanza su se stesso.

Con decine di esempi, il volume si presenta come un agile elenco inverosimilmente vero di tutte quelle realtà che "vantano un'estensione territoriale, sia pure minuscola, o ne rivendicano una".

Una successione di biografie ed eventi che farà sorridere i lettori più pragmatici, sognare i romantici e venire qualche grillo per la testa ai megalomani latenti. Perché chi è che non ha mai sognato di farsi re?

Adesso sappiamo che gli esempi concreti non mancano.

Si rimane di sasso nel leggere, ad esempio, di Joshua Norton, primo – e a oggi unico – Imperatore degli Stati Uniti d'America. Un tipo che, dopo aver perso tutto per un affare sballato, attraverso un'escalation di roboanti proclami (oggi custoditi presso il Museo cittadino di San Francisco) tentò di licenziare Abraham Lincoln, ordinare l'arresto del suo successore ("condannandolo a pulire gli stivali dell'Imperatore", cioè lui stesso), sciogliere i partiti e che, invece di essere arrestato, visse e morì nella sua città salutato con tutti gli onori dai gendarmi, nutrito gratis nelle osterie, ascoltato da cittadini grati dei suoi preziosi consigli.

Una favola. Spostando l'attenzione dai personaggi ai luoghi, il risultato non cambia. I racconti di certe rocce emerse da sommovimenti vulcanici vicino alle coste della Sicilia (Isola Ferdinandea), come quelli di piattaforme costruite su speroni di roccia sottomarini trasformate in improbabili principati (Principato di Sealand), ci sembrano del tutto simili a certe avventure lette su Topolino, con Zio Paperone nei panni dell'irriducibile esploratore/conquistatore (solo che al suo posto dobbiamo mettere personaggi ben più strani e Stati reali, come la Gran Bretagna, in qualità di contendenti).

Casi isolati? Scorrendo le pagine dell'Atlante apprendiamo che dar vita a nazioni improbabili per i motivi più svariati – trepidante idealismo, svagata goliardia, mero utilitarismo fiscale – è una pratica molto più diffusa di quanto si potrebbe immaginare. A ogni latitudine troviamo casi sui generis: dalla Svezia alla Nigeria, dall'Australia al Sudamerica, fino all'Italia, che vanta diversi esempi, dalla Repubblica di Frigolandia in Umbria all'Isola delle rose in Emilia Romagna.

All'appello non poteva mancare la Liguria, ben rappresentata dal Principato di Seborga – quattordici kmq di estensione, 366 anime, dotato di propri vessilli e di una «guardia nazionale» – nell'entroterra di Bordighera, che nel rivendicare la propria autonomia si avvale di un documento del 1934, firmato da Benito Mussolini, in cui si dichiara che il «principato di Seborga non appartiene all'Italia». Storia e microstoria si intrecciano in questa gradevolissima lettura per adulti che sarebbe anche un pregevolissimo testo scolastico capace di far riflettere con leggerezza sulle labili fondamenta su cui edifichiamo la nostra idea di "Stato sovrano", "identità nazionale" e "autodeterminazione dei popoli" attraverso luoghi e personaggi a metà strada tra realtà e l`immaginazione.