Recensioni / Sinodi, corvi e mani tra le gambe: com'è duro fare il Papa

Il saggio. Non solo Francesco e il Vatileaks: il filologo Dino Baldi ripercorre i tutte le oscure trame all'ombra del Cupolone, da Formoso alla Papessa.

Prima che il corvo canti, già tanti sono stati traditi, e non si sta parlando di uccellacci e uccellini di stagione: il Vaticano è da sempre teatro di intrighi, falsità, congiure, delitti e castighi ai danni dei pontefici o da essi orchestrati. Quindi, oltre ai giornali e ai libri dei giornalisti, è utile spupazzarsi il saggio dotto, divertente e affettuosamente blasfemo del filologo Dino Baldi: si intitola Vite efferate di papi – con la "p" minuscola perché, si sa, il diavolo è nei dettagli – e in 500 pagine "non fa altro che resuscitare antiche calunnie", dal primo vescovo di Roma a fine 800.

Conscio che le cronache e i cronisti sono spesso più efferati degli stessi porporati, l'autore riferisce con gusto la "cattiveria delle fonti storiche": "Mi sembra che le corti siano un luogo unico al mondo nel quale accadono cose smisurate per umanità e disumanità… E, fra tutte le corti, quella dei papi è la più interessante e la più paradossale". Al di là delle rinomate violenze, quali la congiura dei Pazzi e la strage degli ugonotti, e al di là dei celebri cattivoni e martiri come i Borgia e Savonarola, Baldi dissotterra aneddoti eccitanti e urticanti: ad esempio, nel 1631 fu emanata una bolla papale (da Urbano VIII) per proibire le profezie sulla salute e la morte dei pontefici e dei loro congiunti. "Eppure erano proprio i cardinali e i papi a crederci per primi: c'erano voluti 23 astrologi per tranquillizzare Paolo V dopo che un oroscopo gli aveva pronosticato tre soli mesi di regno".

Da Maometto papa a Pio IX rapitore di bambini, "nella storia del papato il male ha raggiunto in certi momenti la sua esemplare compiutezza": Pietro non era immune da qualche difettuccio già ai tempi di Cristo, figuriamoci qualche anno dopo, quando dovette tenere la figlia Petronilla, avvenentissima, al riparo dai seduttori. Perciò, da buon padre pio, pregò per lei affinché diventasse "inabile all'accoppiamento. Dio lo ascoltò, e la rese completamente paralitica da un fianco". Non andò meglio a papa Formoso che, nell'897, nove mesi dopo la sua morte, fu al centro del "sinodo cadaverico" e la sua salma riesumata e processata: non potendo egli difendersi dalle accuse di ambizione e scarsa fede, la sua parte fu interpretata da un diacono, che reggeva il morto e per lui rispondeva. Nonostante le misure garantiste, Formoso, o quanto di lui rimaneva, fu condannato, risotterrato e amen.
Leone III, invece, fu insultato e bastonato a sangue: "I due congiurati cercarono anche di strappargli gli occhi e la lingua, all'uso bizantino". Più tardi, poi, si impose la moda della visita andrologica al pontefice, dopo il coup de theatre della bella Gilberta, divenuta Giovanni III "sotto vesti da uomo": un caso di travestitismo, insomma. Quando la papessa rimase incinta, il trucco fu scoperto e lei lapidata o forse spedita in convento. Da allora "nacque l'usanza di verificare il sesso del papa prima della consacrazione: il candidato viene fatto sedere su una sedia 'pertugiata', quindi il diacono allunga la mano e tasta attraverso il buco per accertarsi che il papa sia maschio, perché testiculos qui non habet papa esse non potest". Tradotto: per fare il pontefice ci vogliono le palle.