Recensioni / Le vite (e le morti) in breve

Il modello letterario delle "vite" sta conoscendo una grande fioritura di quantità e qualità. Il genere è tra i più antichi e illustri, dalle Vite parallele di Plutarco alle Vite e agli Elogi umanistici e rinascimentali di Petrarca, Vasari, Giovio. Le "vite" odierne sono per lo più "brevi", sul fortunato esempio delle secentesche Vite brevi di uomini eminenti di Aubrey. I titoli sono parecchi, con prevalente intonazione ironica, a un tempo realistica e surreale […].Dopo le "morti" antiche Baldi presenta ora un corposo catalogo di "vite" speciali, quelle «efferate» dei papi, dall'apostolo Pietro a Pio IX fino al futuribile ultimo «papa della fine dei tempi». Il libro attua un penetrante affondo nella natura umana, studiando e narrando quella particolare situazione sociale e religiosa che è la corte papale di Roma, storicamente la più longeva e la più contraddittoria, tra aspirazioni di santità e secolari pratiche di cattiveria. È un'indagine ampia e dettagliata, sconsolata ed epigrammatica, in cui l'esempio papale è specifico e assume nel contempo valore universale, "parallelo" a quello dell'intera umanità(«A nulla serve essere saggi e pieni di furbizia, perché al mondo non c'è regola certa né principi determinati o rimedi assoluti, e tutte le cose, nella Chiesa come fuori dalla Chiesa, sono incerte e mutevoli»). Nell'esistenza dei pontefici le istanze del bene sono sovente sopraffatte dall'incontenibile aggressività e seduzione del «male», che nella storia del papato «ha raggiunto in certi momenti una sua esemplare compiutezza, anche perché si è potuto nutrire della sostanziosa dialettica con l'aldilà». È in questo confronto e contrasto tra utopia redentrice e realtà abissali che Baldi compone storie e rappresentazioni brucianti e sulfuree. Tra le tante, il ritratto di Adriano IV Breakspear (papa dal 1154), che confessa non esserci«al mondo nessuno più infelice e più degno di compatimento del pontefice di Roma», tanto che «le tristezze e le delusioni sofferte prima di essere eletto gli sembravano tutte zuccherini e carezze»; e quello di Paolo IV Carafa (papa dal 1555), alla cui morte «il senato romano emise un bando che decretava la distruzione di tutte le memorie relative alla famiglia dei Carafa, dichiarati tiranni di Roma per il loro smisurato orgoglio e per i danni provocati alla città». […]