Recensioni / Seborga nell'«Atlante delle Micronazioni»

Ripercorsa la storia del Principato rivendicato dalla principessa Yasmin von Hohenstaufen

 

SEBORGA (tlf) L’autoproclamato Principato di Seborga è entrato a far parte dell’Atlante delle Micronazioni (Quodlibet Edizioni), realizzato da Graziano Graziani e nel quale si raccontano i casi più strani e suggestivi di una pratica molto più diffusa di quanto ci si immagini ovvero dichiarare l’indipendenza di una microscopica parte di territorio e proclamarsi re o presidente, almeno in casa propria. Si scopre così che in Italia, oltre a San Marino e al Vaticano, esistono un paese e un’isoletta che vantano la sovranità assoluta sui propri territori, sulla base di diritti acquisiti prima dell’unità d’Italia. Il paese, naturalmente, è Seborga: l’isola, invece, è quella delle Rose. Nel capitolo dedicatogli, l’autore racconta la storia e le peculiaritàdel piccolo "Principato". A partire dal leggendario passaggio dei Templari, nel viaggio verso la Terrasanta, custodi del "grande segreto", in cui "Seborga - è scritto nel libro - non sarebbe altro che ‘l’avamposto del principato di Gerusalemme’, custode delle sacre bende di Cristo". Ma non è tutto. Si parla pure della principessa - il cui nome completo sarebbe Yasmin von Hohenstaufen Avril de Burey Anjou Puoti Plantagenet Canmore - che in passato rivendicò la titolarità del Principato. Si parla, quindi, di un’altra vicenda bizzarra che ha investito Seborga e "il contenzioso scoppiato nel 2001 - ancora nel libro - tra un certo ingegner Italo Colino e il governo del principato, che risiede in un palazzo di proprietà dell’ingegnere. Collino, avendo deciso di rientrare in possesso della ‘sede di governo’, intima lo sfratto ai ministri del principato i quali, dopo alcuni tentativi di accordo, decidono di sospendere il pagamento dell’affitto. Aldilà della situazione paradossale in cui il proprietario di un immobile può sfrattare il Consiglio dei ministri dello Stato su cui l’immobile sorge, la vicenda prende una piega ancora più irreale. L’ingegnere, deciso a far valere le proprie ragioni, si rivolge alla giustizia italiana. Dopo sei anni, il dibattimento giunge a una svolta. Il 5 aprile del 2007, il tribunale di Sanremo stabilisce che l’azione legale non può procedere perché non sussiste giurisdizione esclusiva di uno stato non riconosciuto da uno stato italiano...".