Recensioni / Dalle corna del cervo a Giordano Bruno

Le reazioni dei professori di Oxford all’esposizione che Giordano Bruno tenne nel 1583 circa la sua teoria filosofica non furono proprio incoraggianti. Oltre all’accusa di avere saccheggiato Ficino, gli scagliarono contro una battuta tipicamente anglosassone, tanto nella forma quanto nel suo malcelato disprezzo: non sappiamo se davvero la terra giri attorno al sole, dissero, ma di sicuro la testa di questo italiano non sta mai ferma. L’aneddoto, forse apocrifo, ci riporta a una biforcazione tra studiosi italiani e anglofoni che riemerge dal confronto fra un appassionante libro di Gilberto Sacerdoti, Sacrificio e sovranità. Teologia e politica nell’Europa di Shakespeare e Bruno (Quodlibet, pp. 368, € 25,00) e alcune recenti monografie in inglese. Biforcazione, non a caso: lo spunto di Sacerdoti è un animale cornuto le cui letture simboliche si ramificano all’infinito. Il metodo dell’anglista italiano consiste nell’esordire con un passo shakespeariano comunemente derubricato dai critici a bizzarria. Questa scena singolare genera una concatenazione incalzante di approfondimenti storici e filosofici da cui emerge un riferimento ermetico, camuffato sotto il dettaglio eccentrico. Sacerdoti si ferma su un passo di Pene d’amor perdute, commedia rappresentata per la prima volta alla corte di Elisabetta nel Natale del 1598. L’animale cornuto in questione è il cervo, ucciso durante una caccia dalla Principessa di Francia. Ora, dall’Atteone ovidiano in poi, grazie alla lettura petrarchesca, il cervo è simbolo dell’uomo preda delle pene d’amore, vittima della caccia condotta da Diana (dalla donna). L’allegoria è ben presente a Shakespeare, come ricorda Orsino in apertura della Dodicesima notte. Ma ecco la stranezza: quell’animale, spiega il pedante Natamele nel suo epitaffio, è un sorel cioè ha «cinquanta piaghe» (sore + L); ha tre anni, dunque le sue corna sono triforcute: 3+3=33, l’età di Cristo.

Mediante questo particolare Sacerdoti apre una galleria di rimandi fino a Giordano Bruno, che proprio a Londra aveva pubblicato nel 1584 lo Spaccio della bestia trionfante. L’autore evidenzia le assonanze con due importanti componenti del pensiero di Bruno: l’affrancamento della filosofia dalla teologia e del potere politico da quello religioso. Nello Spaccio, infatti, Bruno si augura che dal cielo della filosofia vengano cacciate le «bestie» delle finzioni introdotte dal cristianesimo a deturpare l’antica religione egizia. Dietro Bruno intravediamo così una catena che da Bodin arriva a Machiavelli, Dante, Averroè e tante altre figure, più o meno celebri.