Recensioni / Solmi e Adorno, più che una tradizione

A pochi mesi dalla morte dell'autore, la casa editrice Quodlibet ha meritevolmente ristampato l'Introduzione di Renato Solmi ai Minima moralia di Adorno. Già nel 2007 la stessa casa editrice aveva dato alle stampe Autobiografia documentaria, il volume che raccoglie gli scritti più significativi di Solmi, tra cui owiamente anche l'Introduzione agli aforismi del filosofo tedesco. Ma in questa nuova veste autonoma il testo acquisisce una maggiore visibilità, facendo sì che quello che può essere considerato a tutti gli effetti il primo saggio critico italiano sul francofortese torni a essere accessibile a un pubblico più vasto.

Nel volume appena pubblicato l'Introduzione di Solmi è preceduta da una nota editoriale curata da Luca Baranelli, amico di Solmi e suo collaboratore durante la stagione da lui trascorsa all'Einaudi. Baranelli ricorda per sommi capi di come Solmi venne a conoscenza del capolavoro del filosofo tedesco e di come si arrivò alla sua pubblicazione nel nostro paese: l'interesse di Solmi per il francofortese dopo aver letto Die Entstehung des Doktor Faustus di Thomas Mann, la sua lettura dei Minima moralia pochi mesi dopo l'uscita in Germania (1951), la successiva recensione pubblicata su "Lo Spettatore Italiano", la proposta di traduzione all'Einaudi (della quale Solmi allora era un giovane redattore), le resistenze che il libro trovò in seno al Consiglio della casa editrice soprattutto da parte dello storico marxista Delio Cantimori. Gli aforismi adorniani, infine, uscirono nel 1954 nella collana dei Saggi Einaudi. Come lo stesso Solmi afferma esplicitamente nell'Introduzione, egli non si proponeva di inquadrare Adorno e la sua opera da un punto di vista storico/biografico, ma intendeva piuttosto, da un lato, esporre i contenuti principali del libro e, dall'altro, "adattare l'analisi di Adorno alla situazione italiana". Così, appoggiandosi ripetutamente a Dialektik der Aufklarung (il libro che Adorno aveva scritto con Horkheimer, uscito in tedesco nel 1947 e allora non ancora pubblicato in Italia) il suo obiettivo era di dimostrare quanto le analisi effettuate dal filosofo, apparentemente distanti dai problemi concreti della società italiana, avessero per oggetto invece un processo che iniziava a interessare anche l'Italia degli anni cinquanta. Difatti, sebbene Adorno durante la stesura del libro fosse stato influenzato dal contesto statunitense, dove egli aveva trascorso un lungo esilio, Solmi poneva l'accento su come nel mondo contemporaneo si stesse diffondendo una "koinè culturale", ossia una cultura di massa comune determinata dallo sviluppo tecnico, talvolta in anticipo su quello economico. Il libro di Adorno finiva così per trattare di una tendenza (l'affermazione massificante dell'industria culturale e dell'american way of life) che avrebbe inesorabilmente coinvolto anche il nostro paese. Talvolta nell'introduzione può risultare difficile comprendere esattamente dove stia il confine tra le considerazioni di Solmi e quelle di Adorno. Il discorso filosofico e politico di Solmi guadagna, infatti, una forte carica di autonomia e di attualità e si emancipa a tratti da quello del maestro. Tale emancipazione avviene soprattutto per ciò che concerne la relazione teoria/prassi, del tutto assente dalla critica (originale, profonda e geniale) di Adorno. Quella di Solmi è un'analisi della società che lega politica, economia e cultura trovando le proprie radici nel marxismo critico letto in chiave dialettico-hegeliana sulla scorta di Lukàcs. Ne risulta una prospettiva teorica che non è da intendere esclusivamente come una metodologia di ricerca atta a indagare l'americanizzazione ideologica in corso negli anni cinquanta, ma che è volta invece a individuare i fondamenti necessari per dischiudere una visione alternativa del mondo.

Va ricordato infine che nel corso della sua vita Solmi avrebbe poi preso le distanze dal pensiero del suo maestro Adorno. Se tale allontanamento si consumò in modo particolare durante le vicende legate alla traduzione della Dialektik der Aufkleirung (operazione che portò ad accese discussioni tra Solmi e i due autori, al punto che quando il libro uscì per Einaudi la traduzione venne firmata con lo pseudonimo Lionello Vinci), anche l'Introduzione ai Minima moralia dovette apparire presto superata agli occhi di un Solmi che perse progressivamente interesse per il pensiero francofortese e volse sempre più la propria attenzione a temi maggiormente legati all'attualità quali il problema degli armamenti atomici e del pacifismo. Così quando alla fine degli anni settanta l'Einaudi mise in cantiere la pubblicazione completa del libro di Adorno (com'è risaputo la prima edizione dei Minima moralia fu pubblicata con tagli per circa un terzo degli aforismi, il che diede luogo alle note polemiche) Solmi espresse la sua ferma contrarietà a che vi venisse inserita la sua Introduzione. Nonostante le insistenze dello stesso Giulio Einaudi, Solmi rifiutò tanto di aggiornarla e di ricontestualizzarla, quanto di inserirla in appendice quale testimonianza della trascorsa stagione. Quando nel 1979 uscì la nuova edizione, l'introduzione fu quindi curata da Leonardo Ceppa, il quale accennò molto (forse troppo) brevemente al fondamentale lavoro del suo predecessore per far conoscere Adorno in Italia.