Recensioni / Da San Pietro a Pio IX, «Vite efferate di papi» con risvolti rocamboleschi

Contrariamente a quanto il titolo farebbe pensare, Vite efferate di papi (Quodlibet, pp. 516, € 19,00) di Dino Baldi non è una delle tante inchieste storiche riconducibili al genere editoriale un po' inflazionato del libro nero della Chiesa cattolica. L'intento dell'autore non è infatti quello di denunciare i crimini che costellano la storia millenaria del papato, bensì quello di raccontare le storie dei pontefici in chiave letteraria, senza filtri moralistici o ideologici. Tant'è che Baldi considera le vicende storiche del papato una «fra le più ricche e straordinarie sorgenti di racconti in stile alto, medio e basso scaturite in Occidente dopo l'antichità». In questo senso, Vite efferate di papi forma un dittico ideale con un precedente, fortunato volume di Baldi, che è anche un agguerrito filologo classico, incentrato sulle Morti favolose degli antichi (Quodlibet, 2010). Nel raccontare le vite dei papi, come quelle degli antichi, l'autore si inserisce felicemente in una secolare tradizione letteraria che rinvia ai remoti archetipi delle Vite parallele di Plutarco e delle agiografie medievali, e giunge fino alla contemporaneità attraverso il tramite esemplare delle Vite immaginarie di Marcel Schwob. Basandosi su testi fantastici o apocrifi, così come su fonti storicamente attendibili, Baldi presenta in ordine cronologico decine e decine di biografie da San Pietro a Pio IX intervallate da alcuni intermezzi (ad esempio, sulla morte di Savonarola o la crociata dei bambini), concludendo con un dialogo dagli accenti apocalittici dedicato al papa della «fine dei tempi». Ogni capitolo è suddiviso in parti precedute da rubriche in corsivo sul modello di quelle dei romanzi picareschi: il che non è solo mi espediente strutturale ma ci dà l'idea della natura rocambolesca delle vicende. Nella biografia di Pietro, Baldi si chiede perché sia stato affidato proprio a lui il primo mandato pontificale. Le alternative, apparentemente, non mancavano: ci sarebbe stato Giovanni, «il più giovane e il più buono tra gli apostoli, che rimase con Maria sotto la croce dopo che tutti gli altri erano scappati». O Giacomo il Giusto, a cui, come da tradizione, fu affidata la guida di Gerusalemme dopo la morte di Cristo.

Invece il primo papa fu appunto Pietro, che, si sa, non esitò a rinnegare Gesù per tre volte. Del resto, i papi si sono sempre dovuti confrontare con le tentazioni e i compromessi del potere, che difficilmente consentono di rimanere degli stinchi di santo. Nei casi più estremi sembrerebbe, anzi, di trovarci al cospetto di anti-papi, come Alessandro VI Borgia, le cui peripezie  sono ben note; nel capitolo che lo riguarda Baldi ne desclive minuziosamente la morte, dovuta – secondo Guicciardini – a avvelenamento, come poteva lasciar intendere anche lo stato del cadavere diventato improvvisamente «livido come un cencio sporco, fino a perdere ogni forma e figura umana. A parere di tutti, il più brutto, mostruoso e orrendo corpo di morto che si fosse mai visto». Tra le vite efferate dei pontefici, non poteva mancare quella della leggendaria Papessa Giovanna, dedita ai piaceri del cibo e della carne, che, come ricorda Baldi, si fece mettere incinta da un suo giovane paggio. Benché non tutte le storie abbiano tinte così scabrose, a qualche lettore l'operazione di Baldi potrà comunque sembrare blasfema; fatto sta che, da un punto di vista letterario, ueste vite risultano quasi sempre avvincenti, nella loro sintetica icasticità.