Recensioni / Non mettere in fila parole che ripugnano

Uscito da poche settimane, è un breve libro prezioso questa antologia di testi di Luca Baranelli, composta a sorpresa in occasione del suo ottantesimo compleanno per volontà e cura dei suoi amici Luca Lenzini e Alberto Saibene. Vi sono raccolti sette articoli, pubblicati tra il 1996 e il 2015, che costituiscono altrettanti profili di intellettuali italiani. Ne emerge una minima "autobiografia involontaria", o anche un autoritratto per interposte persone; dove le interposte persone - Leone Ginzburg, Raniero Panzieri, Sebastiano Timpanaro, Italo Calvino, Renato Solmi, Piergiorgio Bellocchio, Gianni Sofri - oltre che compagni, e in alcuni casi maestri, sono principalmente amici, di quella specie che si consolida con tempo e consuetudine di vita comune. Si tratta di un libro dalla geografia centripeta: la Torino 1960-70 (con diramazioni pisane, romane, piacentine, senesi) è il centro, culturale e politico, in cui Baranelli entra in contatto con la maggior parte dei personaggi evocati nel libro. Il giovane neolaureato a Siena vi si trasferisce nel 1962, per lavorare all'Einaudi, dove trova, tra gli altri, Renato Solmi e Italo Calvino; contemporaneamente, inizia a prendere parte alle riunioni dei "Quaderni Rossi". Qui, più che all'Einaudi, Baranelli approfondisce la conoscenza con Raniero Panzieri. I temi caldi, in quelle settimane, sono gli scioperi alla Fiat e gli scontri di Piazza Statuto. Negli stessi giorni, arriva a Torino anche Piergiorgio Bellocchío: "Voleva documentarsi, interrogare Raniero Panzieri e altri compagni dei `Quaderni rossi` su quello che stava succedendo". Per natura e argomento dei testi raccolti (che tengono insieme almeno due generi saggistici: ritratto e recensione), Compagni e maestri è un libro di libri: libri del passato costruiti in decenni di lavoro editoriale; libri del presente, da leggere in parallelo con questo; libri auspicati e suggeriti per il futuro. Tra questi ultimi, ricordiamo almeno le lezioni di storia e filosofia di Renato Solmi insegnante; i libri dimenticati e quasi mai ristampati di Piergiorgio Bellocchio; senza contare che, nel saggio su Sebastiano Timpanaro, Baranelli - che si definisce timidamente "un corrispondente (minore)" del filologo - pubblica quattro lettere a lui spedite da Timpanaro tra il 1963 e il 1964: esempi luminosi del "Tímpanaro epistolografo", e proprio di questa corrispondenza (per niente minore) il lettore spererebbe in un futuro di poter leggere molto di più. Per ultimo, da Compagni e maestri esce fuori anche un piccolo compendio di arte editoriale, di quello che per tutto il libro è raccontato come uno "straordinario mestiere novecentesco": dal lavoro tipografico di Leone Ginzburg, di cui Baranelli enfatizza l'accuratezza a tutto campo (per lui "il lavoro editoriale non è mai routine, neppure nelle minuzie tipografiche"); all'attività dimenticata di Panzieri einaudiano ("Una ricerca specifica metterebbe in luce, fra l'altro, l'ampiezza dei suoi interessi e l'apertura del suo orizzonte culturale"); passando per la maestria calviniana per le quarte di copertina ("la capacità di fornire in poche righe la sintesi di una storia, un inquadramento storico culturale e un orientamento critico"), per le doti di Solmi prefatore ("anche chi come me non ha alcuna competenza filosofica, può leggere l'introduzione di Renato ai Minima moralia come un testo quasi miracoloso sia per profondità dell'immaginazione e dell'argomentazione critica, sia per la qualità di una scintillante prosa saggistica") e quelle di Piergiorgío Bellocchio organizzatore e redattore di riviste legate al suo nome (dove "ha profuso per decenni non solo intelligenza e capacità di ideazione e direzione, ma anche spiccate doti di semplicità, eleganza e rigore grafico"); fino all'attività dí Gianni Sofri nell'editoria scolastica di alto livello (in cui ha "acquisito, frà le altre cose, l'abitudine a documentarsi nel modo più possibile esatto (anche su argomenti noti o presunti tali), a usare una prosa concreta, precisa e stringata, ad affrontare con rigore e chiarezza argomenti molto diversi"). Lo stile sobrio e misurato di Baranelli gli consente di scansare ogni effetto nostalgico, sicché l'esempio di questi talenti di artigianato intellettuale può mantenere una certa validità nel "tempo dei redattori soli davanti allo schermo e alla tastiera, con i giorni contati e pochi controlli reciproci", come scrive Francesco Ciafaloni che firma le pagine introduttive al volume. E l'ultimo comandamento dell'editor lo aggiunge proprio Ciafaloni, identificandovi il lavoro del suo collega e amico: "Non sempre un redattore mette in fila parole che condivide. Il redattore non sceglie i libri da seguire. Ma fa parte della dignità di ciascuno non mettere in fila parole che gli ripugnano".