Recensioni / Che figura!

Divagazioni e sconfinamenti di una madre veramente (veramente) moderna

«Come sta quel fetentone di mio nipote? E quella sciagurata della sua mamma?» Mio padre chiamava spessissimo «fetentoni» i suoi nipoti. Quando gli raccontavo qualcosa che lo faceva ridere, invece, scuoteva la testa e diceva: «Che sciagurata!». Si dice «cacofemismo». Significa usare parole offensive per essere affettuosi. Lui lo faceva spesso. Prenderci in giro era uno dei tanti modi per dirci che ci voleva bene. L'amore per le parole, per il loro potere salvifico e rivoluzionario, me lo ha trasmesso lui. Non ricordo a quanti anni studiai le figure retoriche, a scuola. Ricordo però che era una domenica e facevo i compiti a casa sua. Scoprire che ogni combinazione di parole, ogni scelta stilistica, ogni artificio linguistico, elementare o elaborato che sia, ha un nome preciso e che nulla è lasciato al caso o abbandonato all'anarchia individuale, fu una meravigliosa epifania che condivisi immediatamente con mio padre e che, con lui, misi in pratica, con gran divertimento di entrambi. Con le parole si comunica, si diventa amici, si ama, si odia, si fa la guerra e la pace, si cambia il mondo. Le parole sono uno strumento vitale e un'arma affilata. Per usarle bene bisogna conoscerne le regole e, soprattutto, saperci giocare, con allegria e leggerezza. C`è un libro che parla proprio così, con allegria e leggerezza, delle parole e dei loro giochi, che sono forma e sostanza della nostra lingua. Si chiama Che figura! (ed. Quodlibet-Ottimomassimo) e lo ha scritto e illustrato Cecilia Campioni, dando vita, corpo e volto alle figure retoriche. Zio Cacofemismo è un signore rozzo e peloso, dagli occhi buoni e l'alito pestilenziale, il signor Litote, a furia di dire no con la testa, ha un gran torcicollo: mette le mani avanti e porta una sciarpa pesante. Mimi Reduplicazione è una ragazza con quattro braccia e quattro gambe, affetta com`è dalla sindrome della ripetizione. Mia nonna diceva di avere un cappotto «maron» e, invece di salire le scale prendeva «l'ascenseur». Se avesse saputo che Monsieur Francesismo, con un croissant nella mano destra e il mignolo della sinistra alzato, aveva un'aria così antipatica e snob, probabilmente avrebbe optato per l'ascensore e per un cappotto marrone. Mio figlio adolescente è molto amico di Tony Dissimulatio che, con quelle lunghe orecchie da mercante, fa finta di non capire. Quello di mezzo è in realtà pargolo di Miss Iperbole, mentre il piccolo è sbucato da un uovo, proprio come Baby Neologismo. Mio marito è terribilmente enfatico. Se conoscesse Miss Enfasi, così altezzosa e vestita di piume di struzzo, forse si darebbe una calmata. Che figura! è un viaggio tra i personaggi che popolano la nostra lingua e le nostre vite. Leggendolo sorrido, riconoscendo noi, che a quei personaggi somigliamo, e ricordando mio padre che avrebbe riso con me, chiamandomi «sciagurata», con uno dei suoi cacofemismi preferiti.