Recensioni / Quando la finzione aiuta il diritto

Secondo la giurisprudenza, se qualcuno commette un delitto in stato di ubriachezza "volontaria", cioè dopo aver bevuto apposta per prepararsi una scusa, dovrà essere giudicato come se la sua capacità d'intendere e di volere fosse stata piena. Si tratta di una finzione giuridica, uno di quei casi che fanno emergere la differenza tra la verità reale (i fatti come si sono svolti) e la verità legale. Perché il diritto ha bisogno di queste finzioni? La tesi tradizionale sostiene che quello giuridico è un ordine conservativo in cui è difficile integrare novità ed eccezioni, e che le finzioni servirebbero proprio a questo scopo. Secondo Yan Thomas, al contrario, il diritto è una tecnica che interviene sulla realtà sovvertendola, e la finzione costituisce uno degli strumenti di questa operazione. Thomas lo dimostra a partire dal diritto romano, in cui la possibilità di allontanarsi dalla realtà era particolarmente aperta (un figlio, per dire, poteva adottare suo padre) e prosegue spiegando come nel medioevo il ricorso alle finzioni giuridiche si ridusse drasticamente a causa del trionfo del concetto di "natura", un'idea che oggi diamo ampiamente per scontata e che invece qui emerge come una finzione talmente ben riuscita da non apparire più come tale.