Recensioni / Il ricordo di Magdalo Mussio, creatore di mondi fantastici

Due eventi in uno: una mostra, Marginalia, a Recanati (Villa Colloredo Mels, fino al 30 novembre), e un volume, che è insieme catalogo e raccolta di contributi di alcuni che l’hanno incrociato, condividendone la passione per la ricerca filosofica e artistica. Tutto questo per ricordare Magdalo Mussio, di cui ricorrono quest’anno i dieci anni dalla morte, un uomo che ha attraversato la seconda metà del Novecento mettendo il proprio talento di creatore di mondi fantastici a servizio di tutte le arti cosiddette "applicate": dalla scenografia per il teatro all’editoria, alla grafica, al disegno d’animazione.
Toscano di Volterra, dopo essersi diplomato in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Firenze, fu proprio in questa città, nel 1955, presso la Galleria L’Indiano, che espose la sua prima mostra presentata da Giuseppe Ungaretti, con opere che raccontavano già un teatro di segni (frecce, scritture, scarabocchi) e l’attrazione subita da Mussio per le forme in continua metamorfosi. Uno sperimentatore che non ebbe paura di confrontarsi subito (da fine anni Cinquanta) con le esperienze più vive della cinematografia d’animazione, in Canada, poi negli Usa, in Inghilterra, in Francia. Rientrato in Italia, inizia nel 1962 il sodalizio con l’editore Lerici. Lavora a cortometraggi, a copertine di libri, alla progettazione grafica di riviste. In particolare fa parte della redazione di «Marcatré», la rivista di riferimento del Gruppo 63. Il clima culturale di quegli anni, pregno di sperimentalismo ad oltranza in tutte le arti, lo incoraggerà nei suoi lavori di "grafica animata", nelle sue "scenopitture" (la definizione è di Germano Celant), nei suoi volumi di scrittura visuale. Il trasferimento nelle Marche, avvenuto nei primi anni Settanta per affrontare un`avventura editoriale presso la Nuova Foglio, segnerà da lì a breve anche l’inizio del suo insegnamento all'Accademia di Belle Arti di Macerata.
In questo Marginalia (Quodlibet, pagine 176, euro 22), a tracciare il ritratto più completo del Mussio maestro è Paola Ballesi, sua collega e poi direttrice dell’Accademia maceratese. È lei a ricordare quanto la sua tensione creativa affondasse le radici in un terreno filosofico profondo e ben coltivato e quanto i lacerti di scrittura, le tracce, i numeri, i segni criptici costituenti i mondi fantastici realizzati sulle tavole fossero per lui tentativi, dunque espressioni mai definitive della ricerca di ciò che Magdalo chiama l’Altro, un «essere mai in presenza, sempre sfuggente nella sua ulteriorità che tuttavia poteva essere colto nel suo apparire differito» (Ballesi), cioè nelle forme che le opere di Mussio assumevano. Tra gli altri contributi presenti nel volume, da segnalare quello di Allì Caracciolo, perché testimonianza di più di una condivisione di messe in scena teatrale, a Macerata, e quello di Loretta Fabrizi, dedicato al rapporto pittura-scrittura. Merita infine d’essere vista la mostra allestita a Recanati, con opere di Mussio realizzate per lo più con tecnica mista su tavola, insieme a disegni, libri, manifesti e film d’animazione.