Recensioni / La fisiognomica. Quando il volto parla. Un dizionario del filosofo vicentino Gurisatti

LIBRI/2 Un argomento bizzarro e affascinante
«Lo definirei un itinerario gnoseologico da Aristotele al postmoderno che si interroga sui luoghi in cui il volto è rappresentato: l’arte del ritratto, la caricatura, la recitazione». E la chirurgia estetica?

«La nostra faccia è la cosa con cui abbiamo a che fare di più, ma di cui parliamo di meno» - così ha scritto il celebre ritrattista Tullio Pericoli, lamentando la nostra incapacità di prestare attenzione ai volti, di capirli e interpretarli. C'è però una scienza plurimillenaria del volto, la fisiognomica, l'arte di leggere il carattere di un uomo in base alle forme della sua faccia. A questo argomento tanto bizzarro quanto affascinante Giovanni Gurisatti, studioso vicentino e ricercatore al Dipartimento di Filosofia dell' Università di Padova, ha dedicato un ponderoso volume, Dizionario fisiognomico. Il volto, le forme, l'espressione (Quodlibet, 546 pagine, 28 euro).
- Prof. Gurisatti ci descriva il suo testo.
«Il libro è organizzato per "voci" e autori, ma non è un dizionario in senso stretto. Lo definirei piuttosto un itinerario gnoseologico "da Aristotele al postmoderno" che, dopo avere tracciato la storia del volto e delle sue varie modalità di interpretazione, si interroga anche sui luoghi in cui esso viene rappresentato nell'arte del ritratto, della caricatura, della recitazione».
- Il volume contiene tuttavia anche capitoli sul linguaggio, la natura, l'opera d'arte, la storia, la metropoli, ed è qui che la fisiognomica propriamente detta si traduce in estetica ed ermeneutica delle forme.
«È così. Solitamente gli studi sulla fisiognomica si limitano a indugiare sul volto umano in quanto tale. Io ho cercato di capire e di spiegare anche che cosa si intende con locuzioni come "volto delle parole", "volto di un'opera", "volto di un'epoca", "volto di una città", poiché è chiaro che esse evocano una modalità di conoscenza - un paradigma - del tutto peculiare. Si tratta di un'idea che affiora in importanti "fisionomi prestati all'estetica e alla storia dell'arte" quali Dilthey, Simmel, Spengler, Benjamin, Jünger, Adorno, Riegl, Warburg, Sedlmayr».
- A tale proposito, particolarmente denso risulta il capitolo dedicato alla morfologia naturale di Goethe, definito un "fisionomo del volto della natura". L'atteggiamento goethiano nei confronti dei fenomeni naturali ebbe un influsso decisivo sulle estetiche anti-idealistiche del Novecento.
«Senza il fisionomo Lavater, di cui fu amico e con cui collaborò, Goethe non avrebbe potuto creare la sua morfologia. Egli seppe comprendere la natura in termini non scientistici, non matematico-quantitativi, proprio perché la considerò qualcosa di vivo e di espressivo, dunque avente volto, corpo e carattere. Perciò l'arte e l'estetica gli furono sempre grate: come per l'artista ogni fenomeno, naturale o meno, ha corpo e volto, così per l'estetologo ogni forma - ogni opera - ha corpo e volto, e come tale va interpretata. Ma questa è, appunto, "fisiognomica".
- Prof. Gurisatti, fin qui sembrerebbe tutto chiaro e armonioso. Eppure il suo Dizionario non tesse solo l'apologia del volto e della fisiognomica, ma ne individua lucidamente la drammatica problematicità nell'epoca della maschera, della metropoli e della tecnica. In che senso?
«La questione è evidente. Che ne è infatti del volto e del carattere individuali nella società di massa e nel tempo della grande omologazione dei sentimenti e dei comportamenti? Che ne è delle forme espressive in un'arte che, dai primi anni del Novecento a Bacon, sembra accanirsi contro il volto e la forma stessa, riducendoli a caricatura sfigurata?» .
- Aggiungerei: che ne è della verità del volto oggi, quando grazie alla chirurgia plastica ciascuno è potenzialmente in grado di scegliersi il volto (falso) che gli pare?
«Non mi sottraggo a questi problemi, e difatti concludo il libro parlando di "tramonto" dell'espressione e di "crisi" del paradigma fisiognomico. È chiaro che in un mondo, come quello postmoderno, in cui tutto si fa superficie, simulazione, finzione, un'arte interpretativa come la fisiognomica perde di effettività, lasciando il posto alla mera decodificazione semiotica. Credo però che tracciare la storia del volto, delle forme e dell'espressione, quand'anche essa sfoci nella constatazione della loro caduta epocale, sia un modo per combattere questo oblio, affinché non diventi un destino inesorabile».
- Sono giustificati dunque i timori espressi da Pericoli?
«Sì e no. Per quanto bizzarra, apparentemente frivola e anacronistica, la fisiognomica trova la sua attualità proprio nel suo risvegliare l'attenzione per il volto che si sta perdendo, affinché, forse, possiamo riappropriarci un po' di noi stessi, e il nostro aspetto sia un po' meno "virtuale"».