Recensioni / Alberto Martini illustratore di Poe

Alberto Martini è uno degli artisti più singolari della stagione simbolista italiana, come permetteva recentemente di verificare la mostra a cura di Elena Pontiggia, in corso fino al 24 febbraio alla Galleria Blu di Milano, in cui spiccava un magnifico ritratto della Marchesa Casati, di cui fu devoto «pittore di corte», in questo caso rappresentata, in chiave quasi surrealista, nelle vesti di Euterpe. A Martini peraltro è dedicato un museo, che oggi in omaggio all’obbligo degli acronimi museali, si chiama Gamco, nella nativa Oderzo (in provincia di Treviso), la cui interessante collezione dovrebbe essere valorizzata.

A distanza di molti anni dagli studi di Marco Lorandi, Alessandro Botta torna a indagare su questa figura fascinosa. La monografia si concentra specialmente sull’episodio più celebre della vasta e multiforme attività editoriale di Arturo Martini: le illustrazioni per i Racconti di Edgar Allan Poe, capolavoro di finezza grafica, che venne acclamato nel 1908 su «Emporium» da Vittorio Pica, critico che soprattutto sostenne il lavoro del maestro del Gotico all’italiana.
L’autore del saggio analizza con acume la produzione di Martini e passa a esplorare il panorama di coloro che hanno illustrato le opere del maestro americano del racconto, rivelato alla cultura europea dal magistero interpretativo di Charles Baudelaire. Tra Jean Delville e i calchi medianici della celebre (e famigerata) Eusapia Palladino, che riuscì a sconvolgere perfino l’iperpositivista Lombroso, si dipana qui, con l’ausilio di immagini spesso rare e ben scelte, la storia di un capitolo importante della cultura europea tra Otto e Novecento, che spesso tornò a Poe, per rappresentare sentimenti di oscurità e disastro, di cui Martini fu notevole interprete.