Recensioni / La biblioteca oggi, nuovo centro sociale

La ragazza, che l’accento rivela subito straniera, alza la voce. È quasi alle lacrime. Deve assolutamente battere al computer il documento. Un A4 fitto. Serve subito, altrimenti domattina avrà noie con le forze dell’ordine e il Tribunale. Falle capire che non è il posto giusto, che lì non forniscono quel genere di servizi. Che inoltre sta per chiudere. Nessuno dei presenti le dà una mano, me compreso che annoto la scena.
Solo il funzionario della biblioteca dall’altro lato del bancone, pur messa a dura prova la pazienza, sostiene il dialogo senza mai trascendere. Non so come sia andata a finire, spero bene, ma l’episodio è sintomatico. Ecco, la Biblioteca civica di piazzetta Venosto Lucati a Como, principale raccolta libraria pubblica della provincia, è anche questo. Fotografia di un luogo in cui si custodisce il passato e nel presente si vede il futuro. Tempio del sapere e rifugio in attesa di tempi migliori. Un grande centro sociale, dove non solo studiano ogni giorno tanti giovani ma dove trovare calore, un tetto sopra la testa e una connessione a Internet. E anche un bagno gratis, anche se non certo da grand hotel. Se ne parla da tempo, delle vecchie e nuove funzioni di queste strutture. Che la trasformazione digitale peraltro mette in discussione, anche se la carta ha ancora un futuro a detta di molte, autorevoli fonti. La biblioteca a Como ha 450mila volumi fra antichi e moderni, la metà consultabili solo in sede. Ma lo spazio scarseggia. Mentre la riorganizzazione diventa ogni giorno più urgente, i tempi come detto cambiano. Con un telefonino puoi portare con te migliaia di testi nel disco fisso, e basta andare in Rete per ottenere una infinità di porte d’accesso a infinite collezioni di pagine. Uno spreco di energie o un’enorme potenzialità, nel Paese in cui oltre la metà degli abitanti non legge nemmeno un libro all’anno? Lo vedremo. Negli anni Settanta era moderna, la biblioteca di Como, gestita con il criterio strutturale del magazzino. Ma ora il nodo storico della quantità di libri viene al pettine e si è in debito di ossigeno. Inoltre, la gente si aspetta di vedere i libri, perché è sempre più diffusa la logica dello “scaffale aperto” tipica dell’area anglosassone, che imporrebbe però, in piazzetta Lucati, una radicale riorganizzazione. Qualcuno vorrebbe scelte coraggiose e ipotizza addirittura, per render effettivamente consultabile direttamente la gran parte della collezione, di occupare il cortile interno con una nuova sezione aperta al pubblico. In attesa di magnifiche sorti e progressive per il libro cartaceo magari in più efficiente convivenza con le sue espansioni digitali e multimediali, la biblioteca è bar, bivacco, e non dimentichiamolo anche luogo virtuoso per conferenze, incontri, presentazioni. Chi voglia sapere che fine faranno le biblioteche e i bibliotecari nell’era digitale, può leggere un libro (è solo in ebook): La biblioteca senza libri di David A. Bell, professore di Storia a Princeton. È un brillante saggio edito da Quodlibet di Macerata che aiuta a comprendere meglio quello che sta accadendo in un campo, la diffusione della cultura, che è una parte fondamentale della nostra identità.