Recensioni / Ruggero Savinio alla finestra

Ruggero Savinio dipinge e scrive con lo stesso sguardo, prende una porzione di giardino, un luogo a cui è legato per affetto, un volto e lo avvolge di una luce calda, di colori accesi, come dimostrava la bella mostra retrospettiva alla Gnam di Roma del 2012. Dopo La galleria d’arte moderna (Le Lettere, 2003) e Fabula picta (Quodlibet, 2015), arriva ora in libreria sempre per i tipi della casa editrice marchigiana, Il cortile del Tasso.
Qui il liceo romano vale un rimando all’umor nero del poeta, per lungo tempo recluso a immaginare i suoi sonetti d’amore immaginario e l’epica della Gerusalemme. Dall’osservazione di grandi lavori dalle finestre di casa, si dipana una folgorazione tassiana, vissuta a partire dalla visione, nell’infanzia, della celebrata «Armida» rossiniana (protagonista una fulgente Maria Callas), di cui il padre Alberto aveva firmato regia, scene e costumi al Maggio Musicale Fiorentino negli anni Cinquanta. In una prosa nitida si incide anche un continuo dialogo con il fantasma riottoso dell’illustre zio (Giorgio de Chirico) e con l’ombra del genitore, per cui: «Ogni nuova impresa era un modo di tenere in scacco la morte. Come nel film di Bergman. Ma la morte vince sempre, e lo scacco arriva sempre troppo presto».