Recensioni / Trionfo della morte. Il dipinto dei misteri

Ci sono opere che segnano la vita di una città e che più di altre si prestano ad essere raccontate. Il trionfo della morte di Palermo, unico nel genere per composizione e ricchezza figurativa, è sicuramente una di queste. Già in Palermo Shooting, il regista Wim Wenders nel 2008 ne aveva fatto un elemento di volta per la trama del suo film e Umberto Eco nella sua “Storia della bruttezza” la sceglie come pietra miliare dell’arte di epoca medievale nella raffigurazione della morte. Ora Michele Cometa, docente di Storia comparata e cultura visuale all’Università di Palermo prova a raccontarne la complessità intrinseca con un libro (Il Trionfo della morte di Palermo, Quodlibet 2017) che passa in rassegna tutti i protagonisti e la storia di quest’affresco del Quattrocento nel cortile deell’Ospedale Grande e Nuovo di Palazzo Sclafani e ora custodito nella Galleria di Palazzo Abatellis.
«Un’opera unica – scrive Cometa – in grado di illuminare un intero secolo (…). Un soffio d’Europa che giunge nella mediterranea Palermo sempre più al centro delle rotte alfonsiane». E dentro questa “opera unica”, Cometa guida il lettore, passo dopo passo, indagando sulla struttura compositiva (13 scene) e soffermandosi su tutti i protagonisti («34 tra uomini e donne, più quattro cani, il cavallo ed altri minuscoli animali», scrive ).
Tra le figure sul lato sinistro dell’affresco, anche gli artisti – due – tra i misteri di quest’opera, e, al centro, colui che Cometa considera il probabile ispiratore dell’affresco: il catanese Niccolò Tudeschi, benedettino, esperto di diritto e che fu cardinale a Palermo dal 1441 al 1443. Cometa lo segue nel suo peregrinare in Toscana, immaginandolo a tu per tu con il “Trionfo della morte” di Buonamico Buffalmacco realizzato tra il 1336 e il 1341 a Pisa. Eccolo tra «le rotte turbolente del Mediterraneo» fino al 1443, quando tornato definitivamente a Palermo si dedica proprio all’Ospedale Grande e Nuovo dove si sta eseguendo l’affresco. Un’opera dalle grandi dimensioni che per la prima volta viene realizzato sulla parete di un ospedale moderno e non in un luogo sacro. Sono gli anni della peste e quel soggetto diventa assieme dramma e consolazione per chi entra in quel luogo di cure. Pagina dopo pagina, Cometa sposta l’attenzione su tutti i protagonisti della composizione, zoomando sui loro occhi, sulle smorfie del viso, sui tessuti delle vesti.