Recensioni / Joseph Conrad viaggiatore oltre ogni limite

Quodlibet propone in questi giorni All’estremo limite di Joseph Conrad nella nuova traduzione di Gianni Celati. Un dono. Il romanzo è del 1902 e ruota intorno ai capisaldi della narrativa conradiana: i Mari del Sud e i marinai che li solcano con i loro problemi e i loro contrasti. Il viaggio, che qui è soprattutto un andirivieni essendo la Sofala un piroscafo a vapore che trasporta merci e passeggeri lungo una rotta da tempo stabilita, tra Low Cape e Malantan, non offre particolari sorprese. Sembra l’ideale per un vecchio capitano come Whalley che ha alle spalle un curriculum eccellente, ma ora vuole solo guadagnare qualcosa per aiutare la figlia in difficoltà economiche e del resto non è uomo che sappia adattarsi a restare a terra, specie dopo il tracollo della Banca cui aveva affidato i suoi non pochi risparmi. Capitolo dopo capitolo il lettore viene dunque introdotto nella vita della nave: conosce il proprietario della Sofala, il macchinista Massy di cui Whalley diventa socio, il perfido Sterne che aspira a diventare capitano e trama in ogni modo per diventarlo e il misterioso Van Wick, l’unico bianco di Batu Beru, un olandese ex ufficiale di marina che ha scelto di coltivare tabacco e si è notevolmente arricchito. I romanzi di Conrad rendono famigliari luoghi remotissimi, mentre scandagliano i misteri degli uomini. Qui Whalley custodisce un segreto determinante che solo verso la fine sarà rivelato.