Recensioni / Yona Friedman: Tetti

Il volume Tetti (Quodlibet) raccoglie più di 20 manuali di Yona Friedman: la partitura di un’architettura epica, il cui canto è tramandato da piccoli disegni e qualche annotazione evocativa.

Un’alluvione distrugge un piccolo villaggio sperduto nel mezzo di una vasta pianura. Non ci sono feriti. Un uomo esperto e gentile viene mandato da un’organizzazione internazionale a coordinare la ricostruzione. Questi raduna le donne e gli uomini del villaggio e spiega che, grazie al lavoro di tutti, si possono costruire case migliori di quelle distrutte. L’uomo gentile non è un politico; non ci sono esperti, avvocati, ingegneri, medici. Non ci sono permessi di costruzione, marche da bollo, autorizzazioni, documenti da firmare. Gli uomini e le donne sanno bene come costruire dei muri solidi. Ma l’uomo gentile spiega che il tetto è la parte più importante e delicata: è soggetto a più sollecitazioni, è esposto a tutte le intemperie e dev’essere ben isolato. Le canne e i rami abbattuti dal maltempo vengono raccolti, tagliati e ordinati. Serviranno a costruire diversi esempi di tetti che le donne e gli uomini del villaggio potranno replicare, con qualche consiglio dell’uomo gentile.
È così che immagino l’attività didattica intrapresa per molti anni da Yona Friedman nei luoghi più poveri e sperduti dell’India meridionale. Pochi gesti rivolti a persone semplici a descrivere alcune tecniche costruttive elementari, raccattate in ogni angolo di mondo e poi rielaborate e diffuse attraverso fotocopie e ciclostili per essere realizzate da chi non ha mai posseduto nulla, se non la forza nelle proprie mani.
Il volume Tetti raccoglie più di 20 manuali monotematici, diffusi dall’Unesco e dal Consiglio d’Europa a partire dal 1976, che costituiscono la maggiore attività professionale di Yona Friedman fino alla fine degli anni Ottanta. Come si evince nel ricco saggio curato da Andrea Bocco, la manualistica di Friedman ha inizio alla fine degli anni Sessanta, quando cambia il linguaggio grafico mutuato dall’attività didattica alla lavagna. Ma è solo nel febbraio del 1980 che i manuali vengono pubblicati in India sulla rivista Invention intelligence con il titolo Immediate Education for Survival. Grazie a questa, Friedman riceve un finanziamento dall’Università delle Nazioni Unite per produrre dei manifesti da attaccare sui muri dei villaggi. Qui saranno i bambini – tra i pochi che sanno leggere e scrivere in quelle terre – a divulgare le istruzioni scarne ed evocative contenute nei volumi. Con il successo di queste iniziative, l’Università delle Nazioni Unite – con la partecipazione dell’International Council of Scientific Unions, il supporto scientifico delle Accademie delle Scienze francese e russa, e il supporto politico dell’India – finanzia la nascita del Communication Center for Scientific Knowledge for Self-Resilence (CCSK) che sarebbe stato responsabile per il miglioramento delle condizioni di vita nei “Paesi in via di Sviluppo”. Con sede presso l’abitazione parigina di Friedman, dove egli stesso ricopre il ruolo di coordinatore con Eda Schaur come vice.
Il volume ripropone per la prima volta in italiano la raccolta pubblicata dall’Unesco nel 1991, con il titolo Roofs part 1 e Roofs part 2. Local Materials, Simple Technologies, Sophisticated Ideas, contenente la gran parte dei manuali già diffusi come opuscoli lungo il corso degli anni Ottanta prodotti dal CCSK coordinato da Friedman. Non essendo ancora disponibili i disegni originali – con molta probabilità custoditi presso il Getty Research Institute di Los Angeles – le vignette di questa edizione italiana sono state riprodotte dalle versioni già pubblicate e ottimizzate per la stampa da Luisa Montobbio. Il lettering delle didascalie viene invece dalla mano di Laura Trovato, con un progetto grafico di copertina a cura di 46xy.
Tetti si colloca nella grande tradizione occidentale dei trattati d’architettura inaugurata da Vitruvio nel 15 a.C. con De architectura, unico documento sul genere a noi pervenuto dall’antichità e pubblicato per la prima volta a Roma nel 1490, al quale fecero seguito epigoni eccellenti in epoca rinascimentale e che, con le dovute distanze, si tramanda fino ai nostri giorni. Ma la trattatistica di Friedman, come d’altronde molta della trattatistica d’avanguardia contemporanea, non si rivolge ai principi, ma bensì ai “villani”: si pensi per esempio ai cartamodelli e alle istruzioni della TuTa (neologismo derivato dal francese tout-de-même, “tutti uguali”) diffusi sulle riviste pubblicate da Thayhat e dal fratello Ram a partire dal 1919 per descrivere un nuovo tipo di indumento “unisex”, a basso costo, per tutte le stagioni, da potere essere realizzato da sé attraverso l’ottimizzazione dei tagli a T su stoffe autarchiche. La trattatistica per i “principi umili” assume la forma di una narrazione che anima la materia elevandone la povertà alla poesia, come espressione di un tutto universale fatto di niente, ottenendo il massimo del valore (sociale, economico, estetico e poetico) con il minimo dei mezzi materiali.