Recensioni / Il grande blu

In rotta verso gli abissi degli oceani e quelli della mente, attraverso le tempeste della vita e quelle dell’economia.

Maestro oceanico

Joseph Conrad, scrittore polacco in lingua inglese, aveva «la spuma del mare» nella penna. Vent’anni di vita sulle navi lo avevano reso lupo di mare e romanziere capace di cogliere l’essenza dell’uomo. Si imbarcò diciassettenne, nel 1874, e non poteva che essere questo il suo destino: raccontare il mare. Tutti conoscono il suo Cuore di tenebra, ma questo testo a cui ha rimesso mano in traduzione Gianni Celati, anglista e scrittore, merita la riscoperta. The End of the Tether (questo il titolo originale) è la storia del capitano Whalley, uno a cui «l’età non gli pesava molto; e non provava vergogna per essere andato in rovina». Uomo e correnti marine sono una sola cosa, lo sapeva assai bene Conrad e lo borbotta a mente anche il suo Whalley: «Se una nave senza l’uomo era come un corpo senz’anima, un navigante senza nave non aveva in questo mondo più senso d’un pezzo di legno che vada senza meta alla deriva».