Recensioni / Quel viaggio nell’aldilà che sempre ci interroga

È da sempre uno dei sogni ricorrenti dell’essere umano: fare un viaggio nel regno dei morti.
Per vedere cosa accade nell’Oltretomba. Per sapere che fine hanno fatto i grandi eroi del passato o più semplicemente i nostri cari. Sono scomparsi nel nulla? Si sono dissolti come “creature di fumo”? Conoscono finalmente il gaudio dell’isola dei Beati? Oppure vagano senza pace nella notte cosmica della pena eterna? La tradizione cristiana ci ha lasciato in eredità la tripartizione di Inferno, Purgatorio e Paradiso, ma l’odierno sistema di credenze si fa ogni giorno più spurio, magmatico. E ciascuno pesca in direzioni diverse. Perciò hanno ragione Tommaso Braccini e Silvia Romani nel presentare il loro libro Una passeggiata nell’Aldilà. In compagnia degli antichi (Einaudi) come qualcosa che esorbita dalla “rievocazione antiquaria”. Perché i miti di quel mondo, come un ribollente fiume carsico, continuano a interrogarci. E lo fanno con un vigore via via rinnovato. Grazie anche a uno spettro interpretativo degli Inferi, sia letterario che filosofico, quanto mai ampio e variegato. Nel canto XI dell’Odissea, l’aldilà si riduce a un nulla plumbeo, indistinto, che azzera le differenze tra gli uomini e l’azione più o meno gloriosa dei trapassati: una sorta di “democratico annientamento”, ben lontano dalla visione di Esiodo. Così come diversa è l’idea di Platone, che presuppone la morte quale “scomposizione” di due entità distanti: anima e corpo. Mentre “un sistema complesso che combina il meccanismo del sorteggio alla scelta individuale” consentirà poi alle anime di rinascere sotto altre vesti. Con Orfeo che si fa cigno e Tersite scimmia.
Infine c’è Lucrezio, per il quale tutto si decide nel volatile passaggio mondano, essendo l’Inferno nient’altro che una mera proiezione delle nostre angosce, superstizioni, paure: “E in realtà tutte quelle cose che si dicono essere nel profondo dell’Acheronte, sono tutte tra noi, nella vita”. Vero. Ma il desiderio di quel viaggio fantasmatico rimane. Magari per scoprire, come nel film mai girato da Fellini, il geniale Viaggio di G. Mastorna (Quodlibet), che aldilà e aldiqua si confondono e si specchiano l’uno nell’altro.