Recensioni / Roma città dell'effimero

Uno studio critico su un metodo progettuale che rivalutava l’architettura provvisoria ed era basato, come scrive l’autrice, su un “fare collettivo, teso a scoprire modi di operare ecologici e cooperativi”. D’altro canto, il riuso di monumenti e di aree disabitate della città mediante l’interazione con il cinema, la poesia e altri linguaggi creava inediti luoghi di relazione, che, secondo Costantino Dardi, esaltavano “proprio i caratteri profondi di questi interventi fondati sul temporaneo, sull’effimero, sull’elemento programmaticamente limitato nel tempo e nello spazio”. L’Estate romana fu un ambizioso progetto guidato da Renato Nicolini allora giovane assessore alla cultura del Comune di Roma – dal 1977 al 1985 e coinvolse l’intera capitale in un’articolata serie di iniziative culturali. In quegli anni, ricordati come la “stagione dell’effimero”, feste, manifestazioni e spettacoli divennero parte organica di un programma politico e architettonico preciso, oggi ancora misconosciuto e che qui viene disvelato.