Recensioni / Ilustrazioni incredibili. Alberto Martini e i racconti di Edgar Alla Poe

Nonostante un’esistenza non fortunata e la difficoltà a sopravvivere con i suoi racconti, Edgar Allan Poe (1809-1849) ricevette in vita notevoli apprezzamenti critici. Nato a Boston e morto a Baltimora a quarant’anni, ebbe immensa visibilità in Europa con i racconti fantastici e surreali e col poema II corvo (1845), la cui traduzione in prosa da parte di Baudelaire si diffuse nei circoli letterari di qua e di là dall’Atlantico, e perdurò a lungo; basti l’evocazione del Corvo nel bellissimo Nevermore di Gauguin (1893, Londra, Courtauld Galleries). Ancora nel 1923 un critico come Emilio Cecchi dichiarava che Poe aveva inventato una «provincia che non è quella dell’orrido, dell’ossessivo, ma semplicemente la nuova provincia dell’arte di oggi». Borges riteneva che senza i racconti di Poe la letteratura del nostro tempo sarebbe stata inconcepibile. Gli artisti non furono da meno ad apprezzare lo scrittore americano, anche per la sua tendenza a descrizioni analitiche che permettevano illustrazioni puntuali delle sue macabre e spaventevoli narrazioni. Fra questi l’italiano Alberto Martini (1876-1945), artista forse ancora non celeberrimo, che trascorse lunghi periodi a Parigi (per sua volontà l’Archivio Alberto Martini è tuttora in vita a Oderzo, Treviso, la città natale). Sulle illustrazioni di Martini ispirate ai Racconti di Poe indaga con dovizia di documentazione Alessandro Botta in questo libro rivolto soprattutto agli studiosi. Sintetizzando la ricerca, Martini si dedicò a Poe con un talento grafico ai limiti del virtuosismo. Le sue tavole, esposte in tutta Europa, riscossero sempre buoni successi. All’apprezzamento della sua opera contribuì non poco l’appoggio critico di un intellettuale come Vittorio Pica. Le centocinquanta tavole superstiti sono la testimonianza di una ricerca ininterrotta di Martini, lungo i decenni che lo videro di volta in volta affrontare le tante variazioni del simbolismo e del surrealismo.