Recensioni / Uexküll, l'etologo «folle e geniale» che scelse Napoli e Capri

«Vitalista tra i vitalisti, feroce idealista, kantiano – in realtà un nemico della scienza naturale. Ma, con quella doppia vita che spesso hanno i naturalisti di impostazione idealista, infisiologia egli è anche il più preciso sperimentatore che si possa immaginare. Testardo fino a essere leggermente folle, geniale fino alla punta dei capelli», questo era, nel giudizio dell’amico Konrad Lorenz, padre dell’etologia contemporanea, il barone estone Jakob von Uexküll, che a lungo svolese la sua attività scientifica in Germania, ma poi anche nella Stazione Zoologica di Napoli, per spendere infine gli ultimi anni della sua vita a Capri. Il suo capolavoro (Biologia teoretica, Quodlibet, euro 32, pagine 284) è stato appena presentato alla Federico Il di Napoli, che gli ha dedicato un impegnativo seminario. Al centro del pensiero di Uexküll è l’idea che ogni essere vivente ha il suo specifico ambiente: il mondo della zecca, o del riccio di mare, non è lo stesso di quello del mammifero, o dell’uomo. Ogni specie ha il «suo» spazio e il «suo» tempo. Ne veniva l’idea di una perfetta integrazione fra l’animale e il suo mondo che cozzava con l’evoluzionismo dominante, respingendone in particolare gli aspetti riduzionistici e meccanicistici. Ma ne veniva anche una interpretazione ricchissima della vita animale come fenomeno semiotico, che trova oggi nuovo interesse, soprattutto negli studi di etologia del comportamento animale.
Ma c’è un altro motivo di interesse per i lavori di Uexküll. Nella sua prospettiva, tutti gli esseri viventi sono «soggetti», ma il loro mondo è un mondo «chiuso». Se il primo punto ha un significato pluralistico, antispecista, il secondo sottrae a quel pluralismo la possibilità di vivere in un mondo comune. Uexküll, che negli anni Venti aveva scritto una Staatsbiologie dal carattere fortemente conservatore e antidemocratico, dovette comprenderne qualcosa se, dopo una prima adesione al nazionalsocialismo, si accorse negli anni successivi del «misero materialismo» delle dottrine naziste sulla razza. Oggi che la biopolitica è tornata centro del lavoro teorico, è bene accendere qualche faro, e ricordarsi che la direzione che queste ricerche possono prendere non è affatto univoca.