Recensioni / L’ora dei pasti: com’è cambiata nel corso dei secoli

Alessandro Barbero, professore di Storia medievale all’Università del Piemonte Orientale, impegnato da tempo nella divulgazione televisiva – a “Superquark”, “Il tempo e la storia” ecc. – ha pubblicato a Macerata da Quodlibet un pregevole e agevole libriccino (l’unica difficoltà di lettura è che le diverse citazioni in inglese e francese non sono tradotte in italiano) sugli orari dei pasti in Europa e negli Usa dal ’700 a oggi.
A che ora si andava e si va a tavola? Dipende da dove ti trovi e a quale classe sociale appartieni. In generale, nel corso dei secoli, l’ora dei pasti si è progressivamente spostata in avanti – per ragioni perlopiù legate agli orari di lavoro, mutati nel tempo – per poi più o meno stabilizzarsi, ma le differenze persistono. Questi spostamenti hanno creato anche un’approssimazione linguistica: su colazione (prima colazione), colazione (pranzo), pranzo (cena) e anche merenda. A documentare a che ora si mangiava sono diari, epistolari, romanzi e ricettari, ovvero Goldoni, Stendhal, Balzac, Dickens, Flaubert, Artusi, solo per citare i più noti. È difficile immaginare che il pranzo poteva iniziare alle 4 o alle 5 del pomeriggio e durare diverse ore. Le portate erano numerose, rispetto a oggi si mangiava molto di più, magari una sola volta al giorno. I pasti erano e sono dunque una costruzione sociale, in progress.