Recensioni / Manuale del latino inesistente

Henry Barton nel 1952 scrisse La letteratura latina sconosciuta, che ricostruiva il panorama di autori perduti, per noi ormai puri nomi nelle note a piè pagina. Oggi, La letteratura latina inesistente di Stefano Tonietto (Quodlibet, 15 euro, 194 pp.), offre una ironica, e, in certi punti, esilarante galleria di autori immaginari. Sulla scia dei successi di A. Rissa (l’ultimo, Cochlear Dei - Il cucchiaio di Dio, è un’ode a Totti, irresistibile mescolanza di sintassi e metrica impeccabili e cronaca calcistica), Tonietto propone una parodia di manuale scolastico, pieno di figure improponibili, delineate con indicazioni bibliografiche tanto rigorose nella forma quanto farlocche nella sostanza.
Scopriamo così vari autori: Lesbia che risponde piccata a Catullo; o il medico Sigemundo, anticipatore della cura a base di liberae verborum societates (associazioni di parole). E che dire dell’Elegia di protesta, in cui spiccò la Scuola Ligure, cui appartenne Faber, che dedicò una poesia a Rhodostoma (cioè Bocca di Rosa)? Della Scuola Mediolanense fece invece parte Aetius, autore d’un carme derisorio contro Cicerone, desideroso d’arruolarsi con Pompeo, e da lui rifiutato: «Ego quoque venia. Sed non tu. / Ego quoque venio. Sed non tu. / Immo cur non? Quia non!». La traduzione: «Vengo anch’io. No, tu no. / Vengo anch’io. No, tu no. / Ma perché? Perché no!». Apprendiamo poi la miserevole storia di Lucia Brassica, che chiese, come Virgilio sul letto di morte, di bruciare il suo poema: ma, a differenza di Virgilio, lui fu accontentato. In tema di Letteratura poliziesca latina, un dialogo ispirato a Chandler ci cala nella Suburra e una noticina cinica avvisa che “saggiamente” i programmi liceali hanno escluso ogni testo capace di suscitare un qualche interesse nei ragazzi. Una letteratura inesistente potrebbe essere un bestseller, rifletteva Montale nel 1967: Tonietto ha la giusta dose di humour e originalità per fare di questo libro una vera chicca.