Recensioni / Un parco da far rivivere

Nella fragilità gestionale in cui versa l’amministrazione di questa città, ancora alla ricerca di una visione organica del suo sviluppo, c'è qualcuno che pensa ai grandi progetti? Per esempio, a quello del parco dell’Appia Antica? Non ci sono più Cederna e Insolera a stimolare i poteri pubblici sulla necessità di difendere la preziosa ricchezza ambientale, storica e archeologica dell’area (3.500 ettari) che circonda la Regina Viarum. Del Parco, un progetto avviato con grande fatica, non parla nessuno, nessuno sembra capire che con un bilancio di poco più di un milione uno dei tesori di Roma non può che essere esclusa una concreta prospettiva di sviluppo e fruibilità da parte di cittadini e turisti. Ma un recente convegno su uno studio dell’università La Sapienza (Capuano-Toppetti, «Roma e l’Appia, rovine, utopia, progetto»), ha rilanciato il tema dell’Appia Antica. Si è parlato di «alzare l’asticella delle ambizioni», di «trasformare un progetto urbano in un progetto civile», in definitiva di passare dalla semplice tutela di un ambito di enorme pregio al suo sviluppo dotandolo di servizi e arricchendolo di acquisizioni pubbliche per sottrarre monumenti come il mausoleo di S. Urbano, IV secolo, alla malaccorta gestione privata. Non solo ci vogliono più soldi per il Parco: ci vorrebbe una maggiore consapevolezza da parte di tutti del grande valore storico-ambientale di un’area che la città deve conservare per il mondo intero, per un lungo futuro.