Recensioni / Facendo poco, bene, il necessario

Matera laboratorio del moderno. Matera laboratorio riformista. Matera laboratorio della marginalità, dello stare al margine. E ancora, laboratorio della riconciliazione tra la città e il suo territorio (o terra, per citare Riccardo Musatti). Tante sono le immagini e gli immaginari costruiti intorno alla città lucana tra gli anni quaranta e cinquanta del Novecento. Tutti girano intorno al suo essere città laboratorio, caso esemplare di un intervento riformista (e illuminista) in una città di un meridione ancora pre-moderno. Che non era solo un progetto di “soluzione di un problema abitativo”, ma un grande progetto di territorio, economia e società. Settantadue anni dopo la prima pubblicazione del libro di Carlo Levi, sessantanove dopo i Sassi “vergona nazionale”, sessantacinque dopo la “Legge speciale” e il primo piano Piccinato, Matera, “Capitale Europea della Cultura 2019”, è di nuovo al centro dell’interesse nazionale e internazionale.
Matera Lucania 2017 è un libro difficile da definire. Saggio, atlante, catalogo, tassonomia, laboratorio di progetto, biografia di una città, grande descrizione. C’è una forte riconoscibilità di immagini, figure, parole. Un prudente saccheggio di discipline anche lontane dalle materie propriamente urbane, che rende il libro ricco e denso di concetti. Il testo, diviso in tre parti principali (Laboratorio Matera, Un nuovo laboratorio urbano e Oltre il 2019), decostruisce la storia urbana della città dal dopoguerra in poi, partendo “sempre dal presente”. I primi anni della grande vivacità intellettuale e della forte attenzione della politica intorno al tema della “costruzione della civitas”; gli anni della relativa indifferenza a cavallo tra la fine del Novecento e l’inizio del secolo; e la ritrovata attenzione ai temi della “città della cultura”, che affronta un nuovo turismo di massa in una posizione di grande fragilità.
Partendo da queste basi l’autrice prova a ricostruire, attraverso indagini, progetti, visions, un diverso immaginario della Matera di oggi e del dopo 2019, lontana dagli stereotipi della media-piccola città del meridione italiano. Lo fa prendendo spunto dalla miglior tradizione americana della landscape ecology. Il progetto di paesaggio che costruisce la “città territorio”. Procede attraverso due mosse principali: una che vede la natura e la produzione agricola confondersi con la città e una seconda che scrive e riscrive lo spazio aperto residuale, lo spazio tra le cose della Matera del secondo Novecento. “Facendo poco, facendo bene, facendo il necessario”. Tornare a parlare di Matera oggi, nonostante la sua posizione “al margine”, per Mininni vuol dire toccare i grandi temi ancora aperti della città di un Novecento italiano oramai finito: i lasciti del moderno, la città pubblica, la città del Mezzogiorno (con i suoi specifici caratteri, senza però mai cadere in una visione meridionalista), il riuso del patrimonio, le nuove patrimonializzazioni, le vecchie e le nuove infrastrutture. E poi temi cari a Mininni, come quello delle campagne urbane, gli spazi agricoli che s’insinuano all’interno delle città.
In questo racconto i Sassi, perennemente e da tutti citati e celebrati, rimangono volutamente ignorati. L’attenzione si sposta altrove. Una mossa dichiaratamente politica, e politico è peraltro tutto il volume. Volume che prova a ricollocare il senso delle pratiche degli urbanisti e in generale di quelli che si occupano oggi di città. Che ci aiuta a “rivedere i nostri propri modi di vedere” oggi i rapporti tra società, economia e territorio nel mezzogiorno italiano.