Recensioni / Le storie sacrileghe dei corpi dei santi

Se una guida alle reliquie cristiane diventa un esercizio di alta narrativa

Non solo il corpo defunto dei santi viene accuratamente scannato per gettare ossa, orecchie, nasi, lingue, dita – chi non è rimasto esterrefatto di fronte all’aureo ditino di Santa Caterina da Siena nella cattedrale di San Domenico, che ne ha in dote anche il capo? – nel redditizio mercato delle reliquie. Il corpo dei santi, infatti, santamente, si decuplica. Il caso di Sant’Apollonia, vissuta nel III secolo, ad Alessandria, è esemplare. Durante il martirio, alla santa furono strappati i denti. Venerati come talismani, i denti di Sant’Apollonia fiorirono in tutta Europa. Quando «Paolo VI cerca di mettere un po’ d’ordine» si trova tra le mani «una cassetta del peso di 3 chili e mezzo». Figuriamoci Gesù il Nazareno. Le spine della corona si moltiplicano come i pani e i pesci, «un censimento di inizio Novecento ne conta 2.283, di cui 995 in Italia». Nel 1557 a Calcata, nel viterbese, in «un piccolo scrigno in una grotta», viene rinvenuto un vero tesoro: il Santo Prepuzio di Gesù. Anche il prepuzio divino conosce l’arte della moltiplicazione: altre dodici città dichiarano di possedere la medesima reliquia, da Santiago di Compostella a Besançon ad Anversa. La favola più intrigante, però, è quella diffusa dal teologo Leone Allacci, siamo nel XVI secolo: «il prepuzio è asceso in cielo ma qui si è espanso fino a diventare l’anello di un pianeta (allora) appena scoperto: Saturno».
Mauro Orletti, già autore della fragrante Piccola storia delle eresie (Quodlibet, 2014) ha la cinica lucidità di un Voltaire esumato dal congelatore. Tra le tante storie ci spiega cosa c’entra Leonardo da Vinci con la Sindone torinese e l’Annunziata di Antonello con Santa Eustochia, alias Smeralda Calafato, il cui cadavere, nel 1615, ha la forza di interrompere il terremoto che va squassando Messina. Le storie di questi santi sono esilaranti, una specie di agiografia lietamente sacrilega. Non tragga in inganno il titolo, però. Guida alle reliquie miracolose d’Italia (Quodlibet, pagg. 240, euro 16) non è un tomo d’uso turistico. Questa è narrativa e di quella buona. Un bignè dolcemente demoniaco.