Recensioni / Dall’officina delle idee all’architettura della città

L’omaggio di Gianluigi Mondaini a Silvano Rossini. La personalità dell’architetto anconetano esce vivida da questo volume

Un omaggio a un collega e insieme una lezione per i giovani progettisti, è il libro che l’architetto Gianluigi Mondaini ha dedicato a Silvano Rossini. Col titolo Composizioni irrequiete: dall’officina delle idee all’architettura della città (1995-2015), il volume è l`ultimo della meritoria collana Città e Paesaggio della Quodlibet di Macerata. Si avvale di saggi tecnici di vari autori, all’interno di una cornice che inquadra il personaggio e la sua esperienza creativa e professionale.

Dal sogno alla disillusione
È lo stesso Mondaini a delineare l’architetto con lucidità e con partecipazione emotiva, lungo il suo percorso dal sogno alla disillusione. E si capisce che parla di Rossini per osservare il mestiere di architetto così come si è venuto evolvendo (o involvendo) nell’ultimo ventennio. Gli serve da paradigma la storia professionale di Rossini, formato alla scuola dei grandi maestri fiorentini, animato da un forte impegno civile vivificato da una visione di sinistra. Il coinvolgimento fin dai primi anni dopo la laurea nella vicenda del movimento cooperativo gli ha dato modo di arricchire la formazione accademica con un’esperienza sul campo più impervio e insieme più stimolante che è quello dell’edilizia residenziale, della pianificazione degli ampliamenti urbani, nella ricostruzione di quartieri danneggiati da eventi sismici.

Spazio al protagonista
La voce del protagonista, subito dopo, in un capitolo dal titolo “Dopo il decennio breve”, racconta “in soggettiva” ciò che ha fatto seguito a quella “fase entusiasmante” della sua vita professionale ed esistenziale che chiama decennio breve, appunto, conclusosi con il ’94: «Un periodo ricco di sogni e speranze con confronti, dibattiti e ricerche che si fondavano sulla dialettica tra i contenuti del progetto e le possibili modificazioni della struttura della società, legandoli tra loro mediante un procedimento possibile». Poi, la società cambia faccia, la politica perde centralità nella programmazione, prevale la logica del mercato. Una sconfitta, per chi era cresciuto professionalmente convinto che lo spazio abitativo costituisse uno degli elementi cardine del superamento delle classi sociali, dell’uguaglianza e del benessere sociale.

L’effetto sorpresa
Finito il tempo in cui gli architetti si erano illusi che disegnare una casa potesse significare «reinventare le tipologie e con esse il modo di vita degli utenti», il processo rivoluzionario si è sfilacciato per molte ragioni, molte delle quali indipendenti dalla responsabilità degli architetti stessi, lasciando disilluso chi ci aveva creduto. Eppure, come sostiene Mondaini, Rossini non rinuncia a continuare a introdurre nei suoi progetti «un nuovo principio emozionale, un effetto sorpresa». E le sue diventano “composizioni irrequiete” in cui gli spazi si moltiplicano assieme ai materiali. Della cura per i particolari, della energia con cui Rossini ha perseverato a mettere in rapporto gli spazi urbani e quelli dell’abitare, delle matrici che hanno concorso alla formazione di Rossini scrivono nel libro urbanisti, amici, docenti e collaboratori, commentando i progetti del l’architetto anconetano: un “funambolo sulle macerie” la cui personalità irrequieta esce vivida da questo libro.