Recensioni / Gli studenti di design industriale creano abiti con materiale di riciclo

SEMPRE PIÙ spesso le case di moda prendono in prestito architetti e disegnatori industriali per capsule speciali. Tanti sono i punti in comune tra queste professioni che partono tutte da uno «schizzo» e la scelta di materiali e forme. Arazzi appesi che possono essere indossati, abiti libro o quotidiano ma anche rifugio, una risposta a un mondo sempre più ricco di connessioni interculturali e di migrazione. Questo e molto altro si potrà ammirare da oggi pomeriggio alle 18.30, fino all’8 aprile, alla Fondazione Pescheria Centro di Arti Visive di Pesaro in Corso XI settembre con la mostra «Rivestire. Ricerche sulla moda tra riciclo, sostenibilità e identità». Un progetto interessante e stimolante voluto dal rifondatore del linguaggio architettonico Cristiano Toraldo di Francia in collabora- zione con Quodlibet Studio Design che fa rete tra nord e sud della regione. Trentasei studenti del corso di laurea ascolano in Disegno industriale e ambientale dell’Università di Camerino hanno creato abiti partendo da materiali di riciclo e dal gusto avveniristico come degli apprendisti stilisti dell’avanguardia giapponese, solo che questi 36 giovani sono abituati a «tagliere» con il Cad e a «cucire» con 3d Studio. Arazzi appesi e librabito si fondono tra la ex pescheria e la vicina chiesa come una sfilata statica dove a parlare sono le creazioni, ironiche e spiazzanti.

«QUESTO È UNO SPAZIO affascinate con una parte laica e una quasi religiosa – ha esclamato in conferenza stampa Cristiano Toraldo di Francia illustrando il progetto Rivestire curato con Ma- nuel Orazi, Larissa Bondarenko, Barbara Corvatta e Vincenzo Miranda –. Questo lavoro è il frutto di un corso di tre mesi, da ottobre a febbraio, che ha coinvolto gli studenti del corso di laurea in disegno industriale. Il mio essere stato sempre controcorrente e smascherare i meccanismi ha fatto sì di mettere assieme il mio vivere a Filottrano, uno dei maggiori centri di confezione italiana, a la facoltà di architettura di Ascoli Piceno dove ho insegnato e che ho fondato con altri colleghi. Ho quindi pensato che fosse interessante far lavorare gli studenti con materiali morbidi, come le stoffe».

NON È STATO un corso di fashion ma un lavoro di linguaggi, forme e creazioni da esprimere senza formica, acciaio o compensato: «Lo definirei come anti fashion design e serve per smascherare il meccanismo della moda o del design in generale in tre passi. Ogni sei mesi devi immettere nuovi modelli sul mercato, quindi è stato scelto di riutilizzare materiali con già una vita. Poi la moda come l’architettura è fatta di stradi che ricoprono una gabbia, pensiamo al cappotto per una palazzo o a quando si realizza una giacca. Inoltre le Marche hanno un sapere diffuso nel campo della confezione». La mostra è visitabile dal venerdì alla domenica, festivi compresi, dalle 16 alle 19.