Recensioni / La moda come l’architettura

La mostra La Fondazione Pescheria, Centro Arti Visive di Pesaro, sta ospitando “Ri-Vestire” dedicato al lavoro di ricerca di Cristiano Toraldo di Francia che ha coinvolto 36 studenti

Parlare ad un pubblico eterogeneo e aprirsi alle eccellenze artistiche nazionali e internazionali attraverso il dialogo interdisciplinare: questi gli scopi della nuova gestione della Fondazione Pescheria - Centro Arti Visive di Pesaro che ha inaugurato, sabato scorso, un nuovo interessante percorso espositivo, dedicato al lavoro di ricerca del noto rifondatore del linguaggio architettonico Cristiano Toraldo di Francia (Superstudio 1966-78) e in particolare alle sue strategie rivoluzionarie intorno alla ri-costruzione dell’abito.

“Ri-Vestire”
“Ri-Vestire, ricerche sulla moda tra riciclo, sostenibilità e identità”, è un’incursione in tutti i mondi dell’arte, della letteratura, della performance, del teatro. Anche in questo secondo evento, come il precedente “Qualsiasità”, c’è una speciale interazione con diverse istituzioni della regione. In particolare, “Ri-vestire” ha creato una rete di collaborazioni tra il nord e il sud delle Marche con studenti di Ascoli e Fermo (Corso di Laurea in Disegno Industriale e Ambientale di Camerino), un libro edito da Quodlibet, Studio Design di Macerata, il lavoro di Toraldo con le imprese di Ancona, Filotrano e Jesi, per concludersi con la mostra a Pesaro.

L’ingegno di Toraldo di Francia
Il lavoro esposto è il frutto di un corso di oltre 4 mesi di 36 studenti del corso di laurea di disegno industriale della facoltà di Architettura di Ascoli. Ma cosa può c’entrare il disegno industriale con questo? Toraldo di Francia è sempre stato controcorrente, per smascherare i meccanismi della Società: «Ho pensato fosse interessante che gli studenti iniziassero a lavorare con materiali morbidi – spiega l’architetto –. Attraverso le stoffe e i corpi abbiamo fatto incursioni in tutti i mondi dell’arte, della letteratura, della performance, del teatro, molti di questi vestiti o pezzi di stoffa, se indossati, si trasformano in altri oggetti. Ma questo lavoro serve anche per smascherare i meccanismi della moda, quelli per cui ogni 6 mesi si devono produrre nuovi modelli, quelli per cui gli stilisti o i designer si trasformano in produttori di desideri».

Moda e architettura
Secondo Toraldo di Francia, il rapporto tra architettura è simile soprattutto nella composizione a strati: «Prendete ad esempio un “capospalla”: deve essere costruito mettendo insieme più materiali, uno sopra l’altro, esattamente come il compensato». L’altro collegamento si riferisce alla tradizione marchigiana nella costruzione dell’arte: quella del baco da seta e delle filande, attraverso cui è rimasta la capacità di cucire e mettere insieme i pezzi di stoffa: «Questi ragazzi si sono ritrovati a lavorare con delle stoffe, materiali morbidi, staccandosi dal computer. Invece di un pc ho chiesto loro di usare il corpo e partire da lì, senza alcuno schema, anzi, rompendo tutti gli schemi della tipologia dell’abito e di genere. Questo primo progetto parte dalle contaminazioni tipiche dell’arte: arazzi che possono essere appesi al muro, ma anche indossati, con rimandi alle avanguardie del ’900, ma, soprattutto, una scusa per farli lavorare in campi diversi, con materiali molto diversi».